Manifesto

L'idea non è originale. le prime tre parole che mi vengono in mente (condividere, esperienze, sensazioni) sono tanto vuote da non meritare neanche una formale introduzione. Molto semplicemente anche questo blog si aggiunge a quella miriade di tentativi di stabilire contatti umani, oltre che digitali. Ma non lasciamoci ingannare dai termini: questo piccolo spazio non è rivolto alla infinita utenza della rete globale, anzi. L'idea, di sconvolgente banalità, è di creare una piccola camera aromatica ed isolata, destinata ad accogliere e liberare me stesso e le persone che mi ispirano in questo (pur minimo) impulso costruttivo.

Tu che nella notte non sei ancora pronto per infilarti sotto le coperte e costringerti al sonno,tu che non sai mai se proprio non hai capito o se hai capito troppo,
tu che hai 10 pensieri e 9 li scordi, ma non sai se hai scordato quelli giusti,
tu che vuoi, ami, pensi, credi, vedi, ma non dici mai, rimanendo l'unico vero partecipe di te stesso,
..quest'idea nasce per darti un posto in cui andare a notte inoltrata, in cui mettere alla prova le tue (in)certezze, in cui dar espressione a tutte le tue energie, in cui rimetterti in discussione.

Amen.

martedì 16 settembre 2008

Varanasi

Good Karma

Diffcile distinguere cosa è vivo e reale da ciò che è ridotto in stato vegetale, come in coma, da una manciata di dollari. Le lacrime versate di fronte ai cadaveri in fiamme sono vere. Tre passi più in la, i venditori di seta ed i procacciatori di clienti, non lo sono?
Cosa può distinguere il vivo dal morto, il vero dal falso?
Ogni cambiamento dovuto all'inevitabile interesse globale per i misteri di Varanasi genera falsità?
Questa fusione, per quanto impari possa essere, non è una semplice minaccia. Non si tratta di una banale tensione tra due forze opposte. Pensarla così sarebbe riduttivo. Ogni città, ogni famiglia, ogni persona reagisce, tra vincoli ed opportunità congiunturali, al cambiamento.
E' facile essere tentati dal pensiero che anche qui, come ovunque, si applichi la semplice legge del turismo di massa: conformare il reale all'immaginario comune. Non è così. Non perché Varanasi sia diversa dagli altri posti (e lo è decisamente) ma perché ogni luogo reagisce a modo suo.

Non potendo osservare la genuinità, la purezza, la spontaneità (chi ha mai potuto?) dobbiamo accontentarci di apprezzare la specificità delle mille piccole reazioni di mille piccoli mondi. In questo modo forse potremo cogliere una briciola di autenticità.

lunedì 1 settembre 2008

senza tempo

ode al fiume

ciclosantone

meditation


una mattina sul Gange (2)


qualche nuova

Cari cosi,
la mia scuola e' cominciata.
Vi risparmio i dettagli noiosi che potrebbero non interessare i non economisti dello sviluppo, sappiate solo che c'e' gente da tutto il mondo, mi sembra di essere all'assemblea dell'ONU (o ai'mercato di san lorenzo).
Sappiate anche che da ieri ho un cell indiano al quale potete chiamarmi se volete (00919990719635). Vi consiglio di calcolare bene il fuso orario per evitare di svegliarmi nel cuore della notte.
Per gli amici fiorentini: vi avverto che Sara ha girato il mio blog ai suoi contatti lombardi vhe potrebbero non comprendere la genialita' dell'umorismo anticlericale toscano. Mi rendo conto che il Banko voglia la sua vendetta personale dopo che i miei commenti sul suo blog gli sono valsi la scomunica, ma chiedo pieta'..
Per tutti: dichiaro ufficialmente aperto il bando per venirmi a prendere a fiumicino il 15 settembre alle 22. Non morite dall'entusiasmo.

Do the Ska,

R.

in assenza di colore

una mattina sul Gange


  • Sara in the sky

    Denti



martedì 26 agosto 2008

Call me Rajaji

Autoriscio'

In assenza di parole

puja del mattino sul Gange


Mother Ganga


cbcr

New Fuckin' Delhi


Nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo.

Oime', difficolta' legate alla mia copiosa sudorazione ed allo stato delle reti telematiche indiane mi hanno reso impossibile ogni previa comunicazione.

L'ambientamento e' stato iperaccelerato dalla presenza di SuperSara, che gia' da 6 settimane vive in questa intasata metropoli. La mia prima giornata indiana e' stata very holy. Con Sara abbiamo onorato un tempio giainista specializzato nella cura degli uccelli (pavoni, civette e anche stramerdosissimi piccioni). Il pranzo e' stato gentilmente offerto da un vicino tempio Sikh, nel quale, attrezzati di copricapo oro-fucsia ci siamo maldestramente intrufolati. Con le dita ustionate e la bocca impastata abbiamo proseguito il tour nel magico mondo delle religioni alla volta della Jama Masjid. Per concludere, SuperSara ha fatto pipi nel bagno di un cimitero Cristiano.

sabato 15 marzo 2008

break!









mercoledì 14 novembre 2007

Kerala

Raccoglitrice di tè

La madre di Anthony

Mumbai (Bombay)

Festa in onore di Krishna

Dhobi Ghat (il quartiere dei lavandai)

Nel tempio

Darmesh




Dal nome stesso viene il sospetto. Bombay.
E' strano, c'è della follia nel suono che si emette per pronunciarlo.
Impossibile cercare di descrivere questo complicato ammasso di persone, strade, panni, cavi, binari, templi, taxi, suoni. Credo che comunque anche un breve cenno alla mia permanenza in situ possa dare l'idea.

Ho contattato tramite hospitality club (www.hospitalityclub.org) un paio di personepronte ad ospitarmi al mio arrivo a Bombay. Sono arrivato all'aereoporto la mattina alle 11, e l'unica cosa che avevo era un numero di cellulare. Ho chiamato. "Arrivo tra 15 minuti", mi ha detto Darmesh, di cui ovviamente non sapevo niente, tranne che 2 settimane fa aveva ospitato a casa sua una coppia di europei... Prima di potermene rendere conto mi ritrovo su un tuc-tuc lanciato a tutta velocità. In meno di 20 minuti sono dentro un tempio giainista (Darmesh nel frattempo ha già avviato la mia conversione al giainismo ortodosso, cercando di convincermi tra una buca e l'altra, e peraltro senza il minimo successo, che cipolle aglio e patate non vanno mangiate perché crescono sottoterra ... ) dove un ricco pranzo altrettanto giainista mi da il benvenuto.

La mia prima notte a Bombay la passo in un tempio giainista ad ascoltare una banda (in cui Darmesh suona la tromba) che suona pezzi giainisti.

Il giorno seguende passo in consegna ad una coppia, Sakina e Anoush (lei musulmana, lui zoroastriano) che mi ospita per quattro giorni, e mi introduce alla sacra pratica dello yoga, in una delle sue forme più dolorose. Nel frattempo, nonostante la stanchezza e la spossatezza (il monsone non da pace neanche qui) mi giro questa megalopoli di 14 milioni di abitanti, e con un certo orgoglio imparo a muovermi da solo con i mezzi pubblici, che sono davvero niente male. Forse il rimorso più grande è di non poter offrire testimonianza fotografica dei treni suburbani che collegano i quartieri di Bombay, ma la densità umana di quei vagoni caricava ogni mio movimento di conseguenze tanto imprevedibili quanto sgradite.

Kochi (Cochin)

Meticciato

L'appetito non manca

Attesa felina

Chinese fishing nets






Un soggiorno forzato.
A causa di un bel raffreddore.
Il monsone mi perseguita.
E' inutile fuggire.
Mi rassegno al nuvoloso, al bagnato, all'umido, all'impossibilità di asciugare i vestiti appena lavati. Trovo rifugio presso una adorabile famiglia meticcia, discendente dai colonizzatori portoghesi. La prendo con filosofia: finalmente un'occasione di sperimentare realmente le famigerate cure ayurvediche senza compromessi da turisti. Niente massaggi alle erbe, niente bagni di vapore. Ho la febbre e la pressione sotto ai piedi.
Vediamo che sapete fare.

martedì 28 agosto 2007

Kumily

giardini ayurvedici


piantagioni di te'

Alappuzha


Indian motorbike

Varkala




Dopo le fatiche del Periyar mi concedo un po' di mare. Questa scogliera sempre baciata dal vento e' un posto ideale per rilassarsi un po' e fare qualche bella scorpacciata di pesce. E che pesce. Barracuda, squaletti, pesce spada, blue marlin, tonni, aragoste e gamberoni ...

periyar park

Sosta nel parco
Khatakali

Ozio sotto ai banani


In partenza da quel forno di madurai, qual miglior rifugio che una immensa riserva naturale (la piu' grande di tutta l'india) dove frescheggiare sotto i banani respirando la dolce aroma del cardamomo, ammirando le piantagioni di te' all'orizzonte.



Questo puo' andare per il primo giorno, con una bella esibizione di Khatakali per immergersi un po' di piu' nelle tradizioni de teatro classico indiano.



Poi c'e'la foresta da affrontare. Sveglia alle 5. La jeep penetra la foresta come un coltello. E' l'alba. Siamo nel cuore della foresta. Aviistiamo wualche elefante, un bisonte, alcuni daini e due scoiattoli giganti. Piove. Molto. Inizamo il trekking scendendo verso la giungla. Dopo aver guadato un fiumiciattolo la guida ci invita a guardarci le scarpe. Non una. Non dieci. Molte sanguisughe. Nonostante non sia nuovo ai morsi di questi maledetti animale, mai ne avevo visti tanti. Ci cospargiamo di sale accuratamente, ma non servira' a molto. Dopo circa due ore di cammino nella giungla sotto un monsone inesorabile, una breve pausa sotto una tettoia di palme.


Qualcuno decide di togliersi l'impermeabile per controllare meglio eventuali

sanguiughe. E' panico. Ascelle, petto, testa, seni, collo, ovunque. Alcune davvero grandi. Io non oso toccare il mio impermeabile, mi stacco qualche bestiaccia dalla mano e dal collo, ma non guardo altrove. Non ora. Continuiamo, qualcuno tra noi (giuro non io) e' preso dal panico e vuole tornare indetro, ma siamo a meta' e conviene continuare.


Arriviamo al rifugio, asciughiamo i vestiti al fuoco e ci togliamo le sanguisughe di dosso. Poi jeep, albergo, doccia, anacardi, cena.



mercoledì 15 agosto 2007

oggi sposi

Passeggiando per la caldissima Madurai in direzione di un ristorantino che mi avevano consigliato per il pranzo, ho sentito dei tamburi in lontananza.
Sfidando l'afa e la pigrizia ho seguito il rumore per un po' deviando dal mio pranzetto succulento.
Sono giunto di fronte ad un palazzo enorme, in pieno stile autocelebrativo indiano, dove era in atto un matrimonio in grande stile.
Ho esitato a entrare ma in meno di cinque minuti (tempo di gustarsi una stucchevole bevanda a base di canna da zucchero e limone preparatami dal gestore di un banchino ambulante) sono stato invitato a dare un'occhiata da due amici di amici di parenti della sposa.
All'interno ci saranno state tremila persone. Giuro. Ho chiesto quanti erano ai miei nuovi amici. Uno mi ha detto ventimila.. Ho deciso di affidarmi al mio senso della misura.
Dopo poco sono stato invitato a bere un goccio ad un bar non lontano, per preparare lo stomaco ad un pranzo pesante a base di agnello strapiccante.
All' 'open bar' , cosi' lo chiamavano loro, abbiamo bevuto del buon brandy indiano sotto un sole devastante. Dopodiche' siamo tornati alla cerimonia per un formale saluto agli sposi.
Prima di trovare il momento per ringraziare, salutare, rifugiarmi all'ombra del mio giaciglio e smaltire il brandy, mi sono ritrovato in mezzo a mille indiani, di fronte a riso al cardamomo e agnello arrosto. Rifiutare era scortese.







Open Bar

Sposi



Pranzo

farmaco, usare con cautela


I saperi tradizionali degli indigeni sono noti in tutta l'India, e non solo.
Molti "trade man" comprano dagli adivasi miele, bamboo, cotone e altri prodotti la cui raccolta' e' abilita' esclusiva delle tribu' indigene che sanno dove e quando trovare il miele e come raccoglierlo senza lasciarci le penne, dove trovare il bamboo e come tagliarlo etc ...
Piu' interessante e' il fatto che le leggendarie multinazionali farmaceutiche, sempre in prima fila per la sottoscrizione globale dell'accordo TRIPS sulla proprieta' inellettuale, ricavino da queste foreste la maggior parte dei principi attivi dei loro brevettatissimi prodotti (e che ricavino dalle royalties miliardarie di questi brevetti piu' del 70% dei loro profitti). Anche in questo caso sono gli indigeni a raccogliere le piante necessarie dalla foresta, assunti giornalmente per cifre miserabili (poco piu' di un dollaro al giorno).
I tentativi di consorziare le attivita' di raccolta per assicurare stabilita' ed "equo" compenso agli adivasi non hanno avuto per ora esiti positivi. Il fallimento e' dovuto in primis alla facilita' con cui i buyers delle multinazionali riescono, offrendo ridicoli anticipi in contanti alle singole tribu' o famiglie, ad ostacolare ogni coordinamento tra esse, mettendole in pratica in concorrenza tra loro.
Questi villaggi oggi sono talmente poveri da non riuscire neppure ad accedere ai programmi di sussidio al microcredito previsti dal governo indiano poiche' nessuno degli adivasi riesce a risparmiare la cifra imposta come requisito minimo dal governo, pari a 80 rupie (circa 2 dollari) al mese. In molte aree rurali non lontane dalle montagne i programmi di microcredito hanno reso possibili alcune "income generating activities" come allevamenti familiari di una o due mucche da rivendere al mercato, apertura di piccole attivita' di commercializzazione di prodotti non reperibili nei villaggi etc ...
L'impatto di queste fonti complementari di reddito sulla poverta' rurale e' stato decisivo, ed ha migliorato notevolmente le condizioni di vita nei villaggi che hanno avuto accesso ai programmi del governo.
Tutto questo non e' scritto nel libretto illustrativo dell'aspirina, ed e' facile dimenticarlo mentre si cammina immersi nella foresta pluviale.

lunedì 6 agosto 2007

bianco e nero







village leaders, in genere donne


il mio look dopo jean-francois


Kanyacumari


sullo sfondo della statua dedicata al poeta tamil Thiruvalluvar le donne hindu' asciugano i loro saree, immersi nelle acque sacre dove oceano indiano, golfo del bangala e mare arabico si incontrano.

sri Meenakshi temple, Madurai


twenty rupies


vi presento Jean-Francois, abile artista del vello faciale, in meditazione prima di creare un altro dei suoi capolavori. Lungi assai dai lussurieggianti barbieri turchi dal tocco delicato e dagli aromi afrodisiaci, egli non ama fronzoli e conversazioni. E' certo persona di animo profondo e di cuor generoso, ma dal momento in cui si e' seduti sul sedile della sua bottega egli tace in un silenzio severo e profondo.


ha deciso che dovevo tenere i baffi.

non ho trovato modo di discutere con lui di questa sua scelta.

mercoledì 1 agosto 2007

Adivasi

Ho visitato ormai piu' di 10 villaggi tribali, non scordero' mai nessuno dei posti che ho visto.

L'esperienza piu' intensa pero' la devo alle persone che mi hanno guidato-tradotto-accompagnato in questi giorni. Vivere a contatto con loro e' stato entusiasmante.

Indigeni, figli di contadini senza terra, costretti a lavorare nei latifondi per 50 rupie (1 euro) al giorno, hanno trasformato ogni attimo del mio tempo in un'occasione per imparare qualcosa, per captare una milionesima parte del profondo rapporto che li lega alla foresta.

Molti di loro sono nomadi, e per mesi vivono all'interno della foresta senza il minimo contatto con l'esterno. Vivendo con loro ho avuto la fortuna di poter osservare come sappiano prendere dalla foresta tutto quello di cui hanno bisogno.

La straordinaria fertilita' di queste terre rende gli alberi pieni di frutti (papaya, mango, banane, cocco ...).

Grazie ai loro saperi tradizionali riguardo fiori e piante gli indigeni ricavano dalla foresta medicine, saponi naturali, olii essenziali dai mille usi e sapori, antidoti contro punture e morsi.

In contatto con gli antenati

Per aver scattato questa foto sono stato allontanato dal villaggio.
Quando ho chiesto a mr. Michael (il nome inganna), la mia guida, di che si era fatto questo tipo per entrare in contatto con il regno dei morti non ho ricevuto risposta.
Quando, dopo qualche ora, ho nuovamente mostrato interesse per l'argomento, gli occhi del mio amico si sono illuminati, e un suono profondo e uscito dalle sue labbra:"Ganja".

Lucifer son of the morning


on the hills




ritratti










giovedì 26 luglio 2007

brevi dalla giungla

Ciao cari, sono tanti giorni che aspetto di poter condividere con voi le incredibili giornate che sto passando qui sulla palani hills. purtroppo questo momento non e' come lo immaginavo. non posso uploadare le foto perche' non c'e' al USB, sono di fretta perche' il monsone sta per allagare questo "internet point".. e mi sto anche pisciando addosso. Quindi per ora la faro' molto breve, ma cerchero' al piu' presto di trovare una situazione piu' consona a descrivervi le mie esperienze.

Il giorno dopo l'arrivo sono stato portato sulle palani hills, le montagne che separano il tamil nadu dal kerala. alloggio in una stanzina piena di ragni (dei quali sono ansioso di inviarvi foto) con un letto e un tavolino. Da qui ogni giorno alle 7 parto con un accompagnatore-traduttore che mi porta nei villaggi tribali che ci sono nella zona. in genere visito un paio di villaggi al giorno e poi la sera torno alla base, ma alcuni villaggi sono a 5 ore di cammino dalla strada piu' vicina e quindi devo pernottare la (!).
Il posto e' a dir poco incredibile, direi incontaminato (non ho ancora visto un bianco) e affascinante (perfetta simbiosi tra uomo e natura, un po' come i racconti di Andy l'australiano a kathmandu ... ). Le popolazioni tribali abitano nella foresta e spesso non hanno contatti con l'esterno (per alcuni di loro la strada e' un confine invalicabile). Grazie ai miei accompagnatori indigeni sono riuscito a visitare posti che non avrei davvero immaginato e anche ad assistere a riti che mi hanno fatto venire i brividi. Proprio ieri ho assistito ad un rito in cui il capo villaggio stabiliva un contatto spirituale con il regno dei morti dove dimorano gli antenati del villaggio. Meriterebbe pagine e pagine, ma purtroppo sto per annegare sotto il monsone tropicale e devo abbandonare la postazione.

Il mio viaggio interiore alla ricerca della diarrea e' durato 3 giorni.

A presto,

Raian.

19\7arrivato


e' un piacere scrivervi dall'india dopo le disavventure di cui sono stato oggetto.
la stanchezza non mi permette che una schematica ricostruzione di cio' che e' successo.

Fino a roma tutto ok (grazie alla mia amorosina che mi ha svegliato alle 6.15, adto che la mia sveglia della 5.30 non ha funzionato granche').
Da roma la magica AEROFLOT, orgoglio dell'aviazione sovietica di cui non posso non allegare il logo, ha ben pensato di partire con 2 ore di ritardo, quanto e' bastat per farmi perdere la mia coincidenza da mosca per bombay delle ore 20. qui inizia il bello. i compagni della aeroflot mi spiegano (nontroppo gentilmente) che devo dormire la notte a mosca e prendere, udite udite, il volo delle 17 del giorno dopo PER DELHI, da cui poi avrei dovuto prendere il volo PER BOMBAY, da cui poi avrei dovuto prendere il volo per MADURAI che pero' avevo perso poiche' la mia prenotazione era er il 18, non per il 19.

e gia' qui le bestemmie si potrebbero sprecare, ma non e' tutto. Le 24 ore passate a mosca sono state una esperienza davvero violenta. Sono stato, assieme ad altri 5 turisti, letteralmente prigioniero al terzo piano di uno squallido albergo di fronte all'aeroporto. Non avendo il visto per la russia non solo non potevo uscire e girellare per i cazzi miei, ma non potevo neanche avere contatti con cittadini russi, ne' in pratica abbandonare il terzo piano dell'albergo. colazione pranzo e cena mi sono stati serviti in camera da uno sbirro dell'immigration office, la cui conoscenza dell'idioma inglese e' rappresentata dalla parola "passport". Non mi e' stato permesso di usare il telefono (in realta' mi e' stata proposta una convenientissima tariffa su misura a circa 9 dollari al minuto) ne' internet per avertire chi mi aspettava all'aereoporto a madurai. bla bla bla

alla fine ho preso il mosca-dalhi, poi il dehli-bombay, poi il bombay-chennai, poi il chennai-maduai.

tuttosommato il mio organismo ha reagito molto bene a questo stress fino a quando, gli amici della indian airlines mi hanno servito un innocentissimo e grazioso piatto a base di pollo. Questi si e' rivelato essere la cosa piu' piccante che io mi sia mai ficcato in bocca. Dopo questo divertente scherzetto che mi ha causato prolungati ardori interni ho cominciato a desiderare fortemente un letto.

arrivato a madurai antony (il tesoriere della ong che mi ospita) mi ha portato direttamente ad una riunione convocata per definire il programma e le finalita' della mia visita. se provate ad immaginare le condizioni della mia maglietta dopo 2 giorni pieni di viaggio potete immaginare anche il mio imbarazzo.

ora andro' a dormire sul mio letto composto da: numero 1 pancale di legno orizzontale ben imbarcato grazie a decenni di umido, numero 1 cuscino con federa in lana, numero 1 lenzuolo. A rinfrescare il tutto ci pensa una bella pala da soffitto, modello ridotto, nel senzo che hanno tolto tutte le velocita' intermedie lasciando solo l'opzione OFF e l'opzione TEMPESTA DA CAMERA. entrambe hanno lati positivi e lati negativi, devo ancora valutare.

per ora e' tutto,
tenetemi aggiornato,

Raian.

giovedì 3 maggio 2007

Licio Gelli - biografia


Licio Gelli (nato a Pistoia il 21 aprile 1919) è stato "Maestro Venerabile" della potente loggia massonica italiana P2. Gelli è stato anche membro dei Cavalieri di Malta. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, è attualmente agli arresti domiciliari ad Arezzo.

Il periodo fascista
Durante il
Fascismo, Gelli partì volontario con la spedizione delle Camicie Nere, mandate in Spagna da Mussolini in aiuto di Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaele. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale della federazione, il Ferruccio, la sua esperienza di guerra. Diventò anche impiegato del GUF, sebbene non ottenne successi a livello universitario.
Dopo l'
8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Questa posizione consentì però a Gelli di effettuare il doppio gioco: utilizzando le sue conoscenze nell'ambito fascista, poté trafugare e distribuire di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatur, e fornire ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli appennini. Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi organizzò inoltre la liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli.


Dopo la seconda guerra mondiale
Dopo la
Seconda Guerra Mondiale, si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella CIA, su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della CIA. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e americane.
Gelli è stato accusato di aver avuto un ruolo preminente nell'
Operazione Gladio, una struttura clandestina di tipo "stay-behind", promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei. L'affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2. Nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat durante il fallito Golpe Borghese; ma in un recente libro-confessione, Gelli smentisce questa ipotesi.
Gelli ha ripetutamente dichiarato in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader
argentino Juan Domingo Perón (ma nessuna conferma è mai venuta dal Sud-America), escludendo la famosa foto alla Casa Rosada nella quale appare con Giulio Andreotti e spesso ha affermato, in modo singolare, che tale amicizia è stata veramente importante per l'Italia, senza però aver mai spiegato perché. Numerosi appartenenti alla giunta militare argentina sono risultati membri della P2, come Raúl Alberto Lastiri, presidente ad interim dell'Argentina dal 13 luglio 1973 fino al 12 ottobre 1973, Emilio Massera, membro delle giunte militari di Jorge Rafael Videla e Jorge Videla dal 1976 al 1978, o José López Rega, il malfamato fondatore dell'Alleanza Anticomunista Argentina ("triplice A").


La lista P2
Il
17 marzo 1981, una perquisizione della Polizia nella sua villa di Arezzo, portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie ai media, includeva anche industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia e Maurizio Costanzo.
In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel
1987.
Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della
Repubblica Italiana erano occupate da affiliati all'organizzazione di Gelli.
La corte centrale del
Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione del Gelli dall'Ordine massonico.
Il
Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla On. Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), che riferirà al parlamento dopo 2 anni e mezzo di lavori.
Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge: "L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.
Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento."

Coinvolgimenti con Gladio
Con
Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza, è stato coinvolto nel processo per la Strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Questo attentato terroristico era parte della strategia della tensione. Con la sentenza definitiva di Cassazione sulla strage di Bologna, il 23 novembre 1995, Gelli viene condannato per depistaggio.
In ogni caso, Licio Gelli fu condannato nel
1994 a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un "buco" di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR). Affrontò inoltre una sentenza di tre anni relativa alla loggia P2. Scomparve mentre era in libertà sulla parola, per essere infine arrestato sulla Riviera francese a Cannes. La polizia rinvenne nella sua villa oltre 2 milioni di dollari in lingotti d'oro.
È indiscutibile che la
loggia P2 abbia avuto un certo potere in Italia, dato il "peso" pubblico dei suoi affiliati, e molti osservatori ritengono che ancora oggi esso sia forte. Numerosi personaggi ancora oggi famosi in Italia erano iscritti alla P2: tra questi, l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il conduttore televisivo Maurizio Costanzo, il figlio dell'ultimo re d'Italia Vittorio Emanuele di Savoia, l'editore Angelo Rizzoli.
Il giorno
28 settembre 2003 il sito Repubblica.it pubblica un'intervista a Licio Gelli durante la quale egli afferma che "Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io".



Scandalo del Banco Ambrosiano
Si presume che uno degli affiliati della P2 sia stato
Michele Sindona, un banchiere con chiare collusioni con la Mafia.
Nel
1972 Sindona aveva acquistato il controllo della Franklin National Bank di Long Island. Due anni dopo, la banca fallì [3]. Condannato nel 1980 negli Stati Uniti, "Michele il misterioso" fu estradato in Italia. Due anni dopo, fu avvelenato nella sua cella mentre scontava una sentenza a vita [4] [5].
Qualche anno dopo lo scandalo, molti sospetti si sono concentrati su Gelli in relazione al suo eventuale coinvolgimento nell'omicidio del banchiere milanese
Roberto Calvi, che era stato in carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano. Il 19 luglio 2005, Gelli è stato formalmente indiziato dai magistrati romani per la morte di Calvi. Gelli, nel suo discorso di fronte ai giudici, incolpò personaggi connessi con i finanziamenti di Roberto Calvi al movimento polacco Solidarnosc, presumibilmente per conto del Vaticano


Condanne

Riassumendo, Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati:
procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;
tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna;
bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).

Opere letterarie
Nel corso degli anni Licio Gelli ha scritto numerose opere, in prosa e, soprattutto, in versi:
Fuoco!, opera d'esordio che narra le vicende della guerra civile spagnola (a cui Gelli aveva partecipato).
Giorno del gran perdono e ritorno
Materie energetiche
Nozioni commerciali, Casa del Libro di Pistoia
L'arte del vendere, Tipografia Pistoiese
La verità, Ed. Demetra (Lugano)
Le poesie del silenzio, Ed. Flash (Roma)
Interviste, Tipolitotecnica (RE)
Come arrivare al successo, Ed. APS (MO)
Racconti e storie, Ed. La Rosa (Crescentino - VC)
Una storia triste all'italiana, Tipolitotecnica (RE)
L'albero delle poesie, Ed. La Rosa (Crescentino - VC)
Il mulino delle poesie, Ed. La Rosa (Crescentino - VC)
Il cassetto delle poesie, Ed. La Rosa (Crescentino - VC)
Il ritorno di Gesù, Ed. Rebellato (TV)
A Wanda poesie, Ed. La Rosa (Crescentino -VC)
Incontri all'alba, Ed. La Rosa
Pensieri poetici, Ed. Laterza (Bari)
Conchiglie, Ed. Laterza
Canzone per Wanda, Ed. La Rosa
Raggi di luce, Ed. Laterza
Uomini dal cielo, Ed. Laterza
Lo strizzacervelli, Ed. La Rosa
Bagliori d'immagini, Ed. La Rosa
Dossier guerra di Spagna, Ed. Laterza
Gocce di rugiada, Ed. Laterza
Farfalle, Ed. Laterza
Perle del cielo, Ed. La Rosa
Gli ultimi cavalieri, Ed. Autori Riuniti (Milano)
C'era una volta Messer Leonardo, Vincenzo Ursini Editore
Come bionde sirene, Ed. La Rosa
Trucioli di sogno, Ed. Laterza
Frammenti di stelle, Ed. Laterza
Riccioli d'oro nel vento, Ed. Laterza
Miti nella poesia, Ed. Laterza. Cofanetto in 3 volumi
Canto degli abissi, Ed. Laterza
I frutti della sofferenza, Ed. Pagine, con prefazione di
Niccolò Carosi.
Ho finito l'inchiostro, Ed. Laterza


Il crescente successo delle sue raccolte poetiche gli ha fruttato una candidatura al Premio Nobel per la letteratura nel 1996.

L' "Operazione Sturzo"


Il 25 maggio 1952 si svolgevano a Roma le elezioni amministrative. In previsione di esse, a causa dell’incertezza del risultato, che se fosse stato favorevole alle sinistre avrebbe portato un’amministrazione comprendente il PCI a governare la capitale della cristianità, ambienti vicini al Pontefice decisero di proporre alle forze politiche di centro-destra una lista comune, senza contrassegni di partito, per sconfiggere più facilmente l’alleanza di sinistra guidata dall’anziano leader Francesco Saverio Nitti (1868-1953). La proposta prese il nome di operazione-Sturzo perché il sacerdote fondatore del PPI avrebbe dovuto guidarla. Secondo Carlo Falconi (1915-1998), Gedda avrebbe assunto una parte preponderante nel progetto, incaricato di tenere i contatti con i monarchici e con i missini. Il fondatore dei Comitati Civici invece, nelle sue memorie, nega di aver avuto l’idea dell’operazione-Sturzo, anche se non nega di aver ricevuto dalla Santa Sede l’incarico di contattare, al fine di spiegare e chiedere l’adesione all’iniziativa, sia i partiti di destra sia l’Azione Cattolica. Proprio quest’ultima fornì le maggiori sorprese perché, appunto convocati da Gedda i vertici dell’associazione, cioè Carlo Carretto (1910-1988) della Gioventù italiana di Azione Cattolica, Maria Badaloni dell’Associazione italiana dei maestri cattolici, Alda Miceli della Gioventù femminile e Carmela Rossi dell’Associazione donne cattoliche come pure la Fuci (Federazione degli Universitari Cattolici Italiani) e i Laureati Cattolici, tutti diedero parere contrario all’iniziativa, con l’eccezione di Agostino Maltarello, che guidava gli uomini cattolici. La vicenda si consumò in pochi giorni, nel mese precedente la data elettorale, durante i quali la contrarietà della DC e dell’ACI, le incertezze degli stessi partiti di destra che sembra avessero avanzato pretese eccessive, consigliarono don Luigi Sturzo (1871-1959) a dichiararsi indisponibile a causa dei contrasti che l’iniziativa aveva suscitato. Poi le elezioni verranno egualmente vinte dalla DC apparentata con i partiti laici (41,9%), mentre le sinistre ottennero il 34,3% e le destre il 22,6% sempre dei votanti. Ma in seguito rimase il malessere che si manifestò all’interno dell’ACI e che anticipò esplicitamente le dimissioni di Carlo Carretto del 17 ottobre successivo, un malessere che si manifestava con motivazioni politiche, il rifiuto di allearsi con le destre, ma che aveva livelli più profondi, e che si esprimerà nel diverso percorso che Carretto compirà nei decenni successivi. La tristezza si impadronì del Papa e la manifestò a Gedda nel corso della prima udienza dopo l’accaduto, il 17 giugno dello stesso anno, quando a proposito dell’ACI arriverà a dire «che l’Azione Cattolica collabora non con la Chiesa ma con la Democrazia Cristiana». Probabilmente il fallimento segnò l’inizio, almeno a livello politico, di quel processo verso l’accordo della DC con le sinistre che si concretizzerà negli anni 1960. Indicherà anche la forza dei dirigenti della DC, capaci di impedire la realizzazione di un progetto che faceva capo al Papa, in ultima analisi, e gli appoggi potenti che il partito doveva avere in ambiente vaticano. Segnerà una sconfitta per Gedda e per i Comitati Civici, la cui stampa indica abbondantemente come la loro linea politica fosse chiaramente orientata a far capire agli italiani che il pericolo per la libertà della Chiesa e della nazione veniva da sinistra. Rimane il dubbio sull’origine dell’idea che portò a tentare l’operazione Sturzo, che Gedda attribuisce, come pura supposizione per semplice congettura, a mons. Roberto Ronca (1901-1977), fondatore di Civiltà Italica. Indubbiamente, fu un fatto rilevante, anche senza voler esagerare come fa Falconi, quando sostiene come le elezioni fossero, nell’intenzione della Santa Sede, l’occasione per sperimentare il grande progetto per un «mondo migliore» di riconquista cristiana della società preparato dal padre gesuita Riccardo Lombardi (1908-1979).

I NOMI! (alcuni)


La lista fu tenuta riservata per qualche tempo dopo la scoperta, ed i tentennamenti di Arnaldo Forlani nel renderla pubblica gli costarono la carica di premier e qualche tempo di lontananza dal proscenio. Una volta resa pubblica (il 21 maggio 1981), divenne presto memorabile. Tra i 932 iscritti, spiccavano i nomi di 44 parlamentari, 3 ministri dell'allora governo, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell'esercito italiano, 4 dell'aeronautica militare, 8 ammiragli, varimagistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti ed imprenditori come Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica, affiliato alla loggia con tessera n° 1816), Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo e Claudio Villa; in compagnia di Michele Sindona e Roberto Calvi (a questi 2 personaggi dedicherò una scheda a parte, se la meritano!!!!), Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell'ENI), Duilio Poggiolini e l'ormai televisivo professor Fabrizio Trecca, insieme a tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori. Circa quest'ultimo settore, si notò che vi erano iscritti non solo i capi (fra i quali Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE), che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna. Fra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei famigerati "fascicoli" del SIFAR), il colonnello Minerva (gestore fra l'altro dell'intricato caso dell'aereo militare"Argo 16" e considerato uno degli uomini in assoluto più importanti dell'intero Servizio militare del dopoguerra) ed il generale Gian Adelio Maletti, che con il capitano Antonio La Bruna (anch'egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento. La naturale funzione dei servizi segreti, va osservato, sarebbe effettivamente ben compatibile con la possibile infiltrazione di elementi, anche in questa organizzazione, per legittimi motivi di servizio; la concentrazione, però, di così tanti elementi, e di che grado, non è mai riuscita a volare indenne sopra il sospetto. Fu avanzata l'ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare coinvolti. Nella ricostruzione della Commissione d'Inchiesta, ai circa mille della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l'anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, in un'intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti. Circa il vertice occulto, poi, è nota la clamorosa accusa formulata dalla vedova di Roberto Calvi, che indicò in Giulio Andreotti il "vero padrone" della loggia, ma di tale affermazione non sono mai stati raccolti riscontri attendibili. È bensì vero che Andreotti aveva sempre smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di Buenos Aires.

il ritrovamento della lista e del programma


Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di una inchiesta sul presunto rapimento dell'avvocato e uomo d'affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, "Villa Wanda", e la fabbrica di sua proprietà (la "Giole" a Castiglion Fibocchi presso Arezzo -divisione giovane di "Lebole"); l'operazione fu eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, che scoprì fra gli archivi della "Giole" una lista di 953 iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832). Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori. Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazioni, pubblicando la lista, e la sua carriera militare non progredì. Licio Gelli, per il quale la magistratura spiccò un ordine di catturail 22 maggio 1981 per violazione dell'art. 257 del codice penale (spionaggio politico o militare, si riteneva che Gelli possedesse copie di alcuni dossier riservati del SIFAR e di altri servizi segreti), si recò per un periodo in Uruguay. La commissione parlamentare Anselmi, creata il 9 dicembre 1981, ritenne che la P2 fosse strutturata come due piramidi sovrapposte coni 972 nomi della lista appartenenti alla piramide in basso, Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi e un piramide superiore composta da nomi che figuravano su un'altra lista composta da personaggi che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. Adetta di alcuni giornalisti, tale lista sarebbe stata portata da Gellia Montevideo. Secondo il procuratore di Roma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000 e in un'intervista rilasciata da Gelli al settimanale L'Espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400 (secondo la commissione parlamentare che ebbe modo di leggere alcune corrispondenze tra Gelli e i capigruppo della loggia, intorno al 1979 vi fu una revisione generale degli elenchi degli iscritti, per cui le persone iscritte dopo quella data potevano effettivamente essere innumero minore). Comunque sia una buona metà dei nomi mancherebbe ancora all'appello ed anche diversi appartenenti alla massoneria ascoltati dalla suddetta commissione affermarono che la lista eraveritiera ma incompleta. Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell'esistenza di un'organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia: il "piano di rinascita democratica", un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio diopere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere: La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo. A chiare lettere si indicavano come fini primari (il termine"obiettivi" è usato in quel testo in senso militare, per "bersagli" di blandizie) il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un'impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma - secondo molti - una svolta autoritaria.

Che cos'è la P2


La loggia Propaganda Due, nata già segreta, era stata creata ad opera del Gran Maestro Lemmi nel 1875, ma sarebbe sempre stata una loggiapoco attiva, almeno sino a dopo la Seconda guerra mondiale, quando fuutilizzata per "ospitare" massoni importanti che desideravano restare"coperti". Nel 1969 fu chiesto all'allora sconosciuto Licio Gelli (entrato nella massoneria solo nel 1965) di operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l'indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico (dal testo della commissione Anselmi) e un anno dopo Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia) gli delegava la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti (funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chiaveva in passato ricoperto tali cariche). Durante l'ultimo periodo alla guida del GOI Gamberini fece entrare nell'ordine numerosi militari, che gli furono segnalati da Gelli. Nel dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del "gruppo di Gelli" i Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretano lo scioglimento della Loggia P2, ma questa continuò di fatto ad operare segretamente, sotto la direzione di Gelli.


Tra il 1976 e il 1981 la P2 ebbe la massima espansione ed influenza ecominciò ad operare anche all'estero (pare riconosciuto che abbia tentato proselitismo in Uruguay, Brasile, Venezuela, Argentina e in Romania, paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche). Secondo la commissione d'inchiesta la Loggia P2, e Gelli stesso, goderono di una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda, partendo dal 1950 (in cui venne segnalato ai servizi il rapporto"Cominform", a cui però non seguirono indagini), che permisero al gruppo di agire indisturbatamente, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti ("Tra le variespiegazioni possibili di tale costante atteggiamento scartata quella della Inefficienza dei Servizi perché palesemente non proponibile -non rimane altra conclusione che quella di riconoscere che il Gelli è egli stesso persona di appartenenza ai Servizi, poiché solo ricorrendo a tale ipotesi trova logica spiegazione la copertura di questi assicurata al Gelli in modo sia passivo, non assumendo informazioni sull'individuo, sia attivo, non fornendone all'autorità politica che ne fa richiesta").


Secondo la commissione Anselmi, Licio Gelli avrebbe mantenuto fino alprimo dopoguerra un atteggiamento ambiguo, che gli avrebbe permesso dilegarsi a chiunque avesse avuto le redini del potere in Italia dopo laguerra (fossero i nazifascisti, fossero gli Alleati e i loro gruppi politici di riferimento o fossero i comunisti filo sovietici) e il rapporto "Cominform", che lo denunciava come spia dormiente deiservizi segreti dell'Est (probabilmente posizione frutto di accordi durante questo periodo ambiguo), su cui i servizi non indagarono, sarebbe divenuto una garanzia sulla sua fedeltà che i servizi avrebbero potuto eventualmente usare, denunciandolo come spia filosovietica e distruggendo quindi la sua figura fortemente anti-comunista che era venuta a crearsi nel tempo. Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l'abilità di Licio Gelli sarebbe consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l'iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane.


Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato. Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell'impiantostatale. A posteriori, la Commissione parlamentare d'inchiesta ricostruì che verso la fine degli anni settanta il rapporto fra Gelli ed i suoi amici-alleati statunitensi e dei servizi segreti si sarebbe incrinato,e sarebbero cominciate a circolare sollecitazioni a farsi da parte, inoltrate anche nella suggestiva forma di fornire al giornalista scandalistico Mino Pecorelli (poi assassinato) il famoso rapporto"Cominform" perché lo pubblicasse ed avanzasse così il sospetto che Gelli agisse per qualche servizio segreto di paesi comunisti. Gelli reagì rilasciando un'imprevista intervista, nella quale qualcuno suppose che abbia inviato messaggi in codice, ma sembra accertato che, poco dopo, un uomo di fiducia di Michele Sindona abbia fornito ai giudici di Milano elementi sufficienti per interessarsi del capo della loggia. Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle famose listee dello scandalo seguente, la corte centrale del Grande Oriente d'Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico. Per il Grande Oriente d'Italia la"Loggia di Propaganda 2" aveva sospeso ufficialmente la propria attività all'interno del GOI stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta essendo già sospesa. Ciò significa che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all'interno del consesso massonico, ma autonomamente.

lunedì 9 aprile 2007

JP2 e Stepinac


Papa Woityla ha beatificato - durante la sua visita in Croazia nell’ottobre 1998 - il dr. Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti nazi-fascisti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic dal 1941 al 1945. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, fu al fianco dei fascisti Ustascia fin dal primo momento (come ha dimostrato senz’ombra di dubbio V. Novak, Principium et Finis veritas), da quando, cioè, il 10 Aprile 1941 ebbe luogo l’occupazione tedesca di Zagabria insieme alla proclamazione dell’indipendenza della Croazia dal regno di Jugoslavia, con a capo il Poglavnik (cioé Duce, Führer) Ante Pavelic. Ma chi era Pavelic?
Capo del Partito Ustascia, da lui fondato il 7 Gennaio 1929 sulle orme di Ante Starcevic (morto nel 1898), leader del Partito Croato del Diritto (Hrvatska stranka prava), che si prefiggeva programmaticamente l’eliminazione dei Serbi: «I Serbi sono roba da macello», Pavelic trovò rifugio in Italia, dove Mussolini gli assicurò a Bologna denaro e protezione per le sue attività terroristiche, con l’appoggio del capo della polizia segreta Ercole Conti e del Ministro di Polizia Bocchini. L’attentato più grave fu quello che a Marsiglia, il 9 Ottobre 1934, costò la vita al re Alessandro di Jugoslavia e al ministro degli esteri francese Barthou. Ante Pavelic, condannato a morte in contumacia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia, se ne stava tranquillamente a Siena sotto la protezione delle autorità fasciste. Lo stesso 10 Aprile del 1941 il Poglavnik manifestò la propria «riconoscenza e devozione» a Hitler, telegrafandogli dall’Italia: «La Croazia indipendente legherà il proprio futuro al nuovo ordine europeo, che Lei, Führer, e il Duce avete creato». Pochi giorni dopo, passato in Croazia, nominò il suo primo governo: era ormai capo dello stato, del governo e del partito, nonché comandante supremo dell’esercito e duce di una popolazione di tre milioni di cattolici croati, due milioni di serbi ortodossi e mezzo milione di musulmani bosniaci (a di altri gruppi etnici, fra cui 40.000 ebrei). Il 18 Aprile ci fu la capitolazione senza condizioni dell’esercito jugoslavo: la Serbia venne occupata dai tedeschi e quasi due quinti del regno di Jugoslavia passarono sotto la sovranità dello Stato Indipendente di Croazia, con una superficie di circa 102.000 kmq. Il 7 Maggio 1941, accompagnato da ministri e religiosi (fra cui il Vicario Generale dell’Arcivescovo Stepinac, il vescovo Salis-Sewis), si recò in Italia da Vittorio Emanuele III, offrendo la corona di Croazia al Duca Aimone di Spoleto, il quale (benchè mai incoronato) già il 17 Maggio si annunciò in Vaticano come re designato di Croazia col nome di Tomislav II. Il giorno dopo, «circondato dai suoi banditi» - come annoterà Ciano nel suo Diario - Pavelic venne festosamente e solennemente ricevuto in udienza privata da Pio XII, che, congedandolo, gli fece i migliori auguri per «la sua opera futura...».
La sua opera futura: di che cosa si trattava esattamente?
Della ricattolicizzazione della Croazia, con tutti i mezzi, come risulta inequivocabilmente dalle parole del padre francescano Simic: «Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma»; oppure dalle lugubri espressioni programmatiche di Ante Pavelic: «Un terzo dei Serbi deve diventare cattolico, un terzo deve abbandonare il paese, un terzo deve morire!». Ebbe così inizio una politica di sterminio in tutto identica alla «soluzione finale» nazista: le chiese ortodosse vennero distrutte, trasformate in stalle, depredate; i Serbi dovevano circolare con una P sul braccio (Pravoslavac=Ortodosso), gli Ebrei con la stella di David, e solo nei quartieri-ghetto approntati per loro. Nei locali pubblici pendeva il cartello: «Ingresso vietato a Serbi, Ebrei, Zingari e cani». L’unico modo per sfuggire al destino di morte che li attendeva era la conversione al cattolicesimo: «Se passerete alla chiesa cattolica» - prometteva il vescovo Aksamovic di Djakovo - «srete lasciati in pace nelle vostre case». Tuttavia nelle prime sei settimane di vita della nuova Croazia furono assassinati tre vescovi, più di cento preti e monaci ortodossi e 180.000 fra Serbi ed Ebrei. Per ordine dell’ordinariato episcopale le chiese ortodosse vennero trasformate in luoghi di culto cattolico oppure furono completamente distrutte. Il mese seguente vennero ammazzati oltre 100.000 Serbi, donne, vecchi, bambini. La chiesa di Glina venne trasformata in un mattatoio: «Il bagno di sangue durava dalle dieci di sera alle quattro del mattino, e andò avanti per otto giorni. Le uniformi dei macellai dovettero essere cambiate, perché intrise di sangue. In seguito vennero ritrovati bambini infilzati negli spiedi, con le membra ancora contratte negli spasmi della sofferenza». Fino al Novembre del 1941 furono uccisi altri cinque vescovi e non meno di trecento preti ortodossi: l’ottantenne metropolita di Sarajewo Petar Simonic venne strangolato, mentre contemporaneamente l’arcivescovo cattolico della città Ivan Saric componeva odi in onore di Pavelic ed esaltava nel giornale diocesano i nuovi metodi rivoluzionari «al servizio della verità, della giustizia e dell’onore». A Zagabria, dove risiedevano il primate Stepinac e il Nunzio Apostolico Marcone, il metropolita ortodosso Dositej fu torturato al punto che divenne pazzo. Il 26 Giugno 1941 Pavelic accolse in pompa magna l’episcopato cattolico guidato da Stepinac, cui promise «dedizione e collaborazione in vista dello splendido futuro della nostra patria». Il primate di Croazia sorrideva. Gli eccessi furono talmente virulenti che il generale Mario Roatta, comandante della Seconda Armata italiana, minacciò di aprire il fuoco contro gli Ustascia che intendevano penetrare nei territori controllati dagli Italiani, e gli stessi tedeschi, diplomatici, militari e uomini dei servizi segreti, inviarono proteste contro il terrore ustascia al comando supremo della Wehrmacht e all’Ufficio Esteri. Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia... È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (dagli archivi della Gestapo).

JP2 e Pinochet


Se il papa è il vicario di Cristo, è ovvio che debba andare più dagli ammalati che dai sani. E Wojtyla ci va, eccome. Eccolo allora contribuire alla cultura e alla civiltà della nostra epoca a Santiago del Cile nell’aprile del 1987, in visita pastorale dal generale Augusto Pinochet dove, come commenta un sito della destra cilena ricco di fotografie (http://anticomunismo.8m.com/tata4.html), “due grandi leader anticomunisti si incontrano”. La più celebre immagine di queste giornate è la foto scattata il 6 aprile, quando generale e papa si affacciano assieme da un balcone della Moneda, il palazzo presidenziale nel quale perì Salvador Allende (presidente del Cile democraticamente eletto) durante il sanguinario colpo di stato dell’11 settembre 1973, che portò al potere lo stesso Pinochet. Pinochet, come si usa, gli presenta la moglie. Wojtyla, se ne ricorda e per le nozze d’argento gli manda gli auguri, con una sobria lettera autografa. Infine, quando Pinochet è catturato in Inghilterra su mandato internazionale spiccato dal giudice spagnolo Baltasàr Garzon con l’imputazione di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli (1999), Wojtyla stesso si preoccupa di far giungere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché questa non concedesse l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna, dove i giudici lo attendevano con le manette pronte. Per il caso “dell’ammalato” Pinochet, il papa manifesta un vero e proprio accanimento terapeutico dato che, sempre nel 1999, rivolge una plateale richiesta di perdono per i crimini da lui commessi, alla quale le Madres de Plaza de Mayo (l’associazione delle madri delle vittime del regime argentino) rispondono con una lettera dove si augurano che, da morto, Wojtyla non riceva il perdono di Dio e vada all’inferno (Buenos Aires, 23 febbraio 1999). Facciamo un passo indietro ma rimaniamo nella cattolicissima America Latina, dove Wojtyla imperversa. Eccolo infatti, nel 1980, accorrere in aiuto della giunta militare di San Salvador, minacciata dalle omelie dell’arcivescovo Oscar Romero. La tesi statunitense, sostenuta dal presidente Jimmy Carter (ora premio Nobel per la pace), è che la giunta militare salvadoregna fosse in realtà un debole governo democratico, strapazzato tra le violenze dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Le cose non stavano esattamente così, dal momento che la stessa giunta aveva preso il potere con un colpo di stato il 15 ottobre 1979, favorita dall’amministrazione Carter che vedeva nel governo precedente del Salvador, relativamente democratico e riformista, un ostacolo alle proprie politiche commerciali e all’egemonia politica sul Centro america. Secondo fonti ecclesiastiche, dal gennaio 1980 al mese di maggio dello stesso anno il governo salvadoregno uccise 1844 civili (alla fine dell’anno arrivarono a circa 10mila). Per Carter, tutte queste uccisioni erano da addebitare alle citate frange violente degli opposti estremismi, e ciò giustificava i generosi aiuti militari che gli Stati Uniti fornivano al governo “di centro”, impegnato in una faticosa “costruzione democratica”. Il vescovo Romero non la pensava così, e il 17 febbraio 1980 scrisse una lunga lettera a Carter nella quale chiedeva di cessare l’erogazione degli aiuti in favore della giunta, che descriveva per il regime sanguinario che era e alla quale attribuiva tutte le responsabilità per la situazione di terrore e per le uccisioni degli avversari politici. Carter andò su tutte le furie ed inviò un messo presso il papa, affinché egli stesso mettesse a tacere Romero. Nel mese di marzo del 1980 durante l’omelia domenicale, il vescovo esortò i militari a cessare di uccidere i propri connazionali, denunciando così in maniera eclatante le responsabilità del regime. Wojtyla non appoggiò le posizioni di Romero, ma anzi richiamò a Roma il superiore dei gesuiti del Centro America. Il 24 marzo 1980 Romero fu assassinato mentre diceva messa nella cattedrale di El Salvador, colpito al cuore da una fucilata proveniente dal fondo della chiesa. Anche in quel caso, Wojtyla non andò oltre la manifestazione di un formale dolore. Evidentemente, tra i compiti di chi deve accorrere presso gli “ammalati” rientra anche quello di fregarsene dei “sani”, quando non addirittura quello di prenderli a calci.

JP2 e Franco


Non ha più nessun ritegno, il vescovo di Roma. Lui e chi lo manovra sono riusciti, in tempi di revisionismo storico dilagante, anche nel beatificare di botto i 233 religiosi morti durante la guerra civile spagnola. "Sacerdoti, suore e laici che morirono nel 1936 in Spagna, tutti in odio alla fede, senza essere implicati in lotte politiche o ideologiche" ha detto il Papa, in disprezzo alla storia ed alla decenza. Solo di fronte ad un popolo di ignoranti, si può affermare che il clero spagnolo non sia stato complice, nel 1936, del 'pronunciamento' dei colonnelli fedeli a Franco, insorti contro la Repubblica ed il suo governo democraticamente eletto. Solo chi è in malafede, oppure si fa consigliare da Navarro, può, tra le altre cose, legare le violenze dell'ETA alle tragiche vicende della Guerra di Spagna. Chi conosce la Storia sa come si sono svolti i fatti, e nessuno nega che l'esercito repubblicano si sia lasciato andare a gravi atti nei confronti del clero. Ma clero, è giusto ricordarlo, che stava attivamente a fianco dei fascisti e dei falangisti spagnoli nella lotta contro la Repubblica, clero che ha benedetto le orde di nazisti e fascisti europei accorsi a combattere contro la libertà, clero che ha sostenuto senza nessuna remora il franchismo e che lo ha aiutato a dominare la Spagna fino al non lontano 1975. Dunque, un clero militante, antipopolare, nelle forme e nei modi che solo chi conosce la storia spagnola del '900 può sapere. Ma quello di pretendere che in Vaticano si racconti la storia seguendo un criterio di verità, specie quando si toccano pagine ingloriose per esso come la guerra di Spagna, è un pio desiderio. Quello che più preoccupa è che erano in 30 mila imbecilli a sentirsi dire che, come l'ETA, l'Esercito Repubblicano era composto solo una masnada di terroristi senza dio. La vergogna, alle volte, è un sentimento troppo nobile per gente simile.

JP2 e Pio Laghi


Pio Laghi, classe 1922, attuale Prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica. Tanto per dircela subito e senza giri di parole: l'uomo che alla fine degli anni Settanta garantì l'appoggio della Chiesa alla giunta golpista argentina guidata dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera (tessera P2 numero 478), rendendosi di fatto complice di trentamila assassinii politici. Li avete ancora presenti i desaparecidos? Lo spero. Bene. L'esimio, eccellentissimo, eminentissimo, reverendissimo cardinale Pio Laghi, all'epoca Nunzio apostolico a Buenos Aires, di fronte alle brutalità della dittatura di cui erano vittime anche suore e sacerdoti, diceva così: "Il Paese ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d'Aquino, il quale insegna che in casi del genere l'amore per la Patria si equipara all'amore per Dio". E così, pregno di tanto amore, invece di muovere un solo dito per impedire massacri, torture, stupri, delitti, il nunzio Pio Laghi se ne andava a giocare a tennis con l'ammiraglio Massera, celebrava le nozze del figlio e ne battezzava il nipote.Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo lo denunciarono pubblicamente (e in tribunale) per le sue responsabilità dirette, indirette e morali attraverso una serie di testimonianze come quella di María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978: "Il Nunzio apostolico Pio Laghi era a conoscenza di tutto quello che accadeva nella Scuola di Meccanica della Marina, poteva verificare i nomi dei sequestrati lì trattenuti, e il comandante in capo della Marina, Armando Lambruschini, lo consultò se dovesse lasciare in vita un gruppo di 40 detenuti scomparsi che aveva ricevuto, quando aveva assunto l'incarico, dal precedente Comandante della Marina, Emilio Eduardo Massera". Un dossier che avrebbe schiantato chiunque, almeno sul piano della coscienza personale. Ma non Pio Laghi, che il Papa nominò cardinale nel giugno 1991.

domenica 8 aprile 2007


...una voce fuori dal coro:


IL GIUBILEO DEI REPRESSI: I 25 ANNI DEL PONTIFICATO DI PAPA WOJTYLA

1978-2003: ANNO PER ANNO, NOME PER NOME…

1978
• Il pontificato di papa Wojtyla è ancora in una fase di "rodaggio",
e non si segnalano ancora atti repressivi. E, tuttavia, vi è un
segnale rivelatore. Il primo documento ufficiale "ad extra" del nuovo
pontefice è una lettera del 2 dicembre '78 al segretario generale
dell'Onu, Kurt Waldheim, in occasione del 30° anniversario della
firma della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il
pontefice chiede alle Nazioni Unite e a tutti gli Stati di garantire
e difendere in ogni modo i diritti umani e, in particolare, la
libertà religiosa. Ma non una parola vi è sull'impegno della Chiesa
cattolica romana a difendere tutti questi diritti "al suo interno".
Una "omissione" che non sarà mai colmata in tutto il pontificato.


1979
• Intervenendo in gennaio, a Puebla (Messico), alla III Conferenza
generale dell'episcopato latino-americano, il papa attacca
frontalmente la Teologia della liberazione (Adista n. 22/24 febbraio
1979).
• Il redentorista tedesco Bernhard Haering, per anni docente
all'Accademia alfonsiana di Roma, e forse il più autorevole teologo
moralista del post-Concilio, viene convocato (27 febbraio) dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede (d'ora in poi, Cdf, l'ex
Sant'Uffizio) che gli chiede l'impegno solenne di non criticare più
l'Humanae vitae - l'enciclica con cui, nel 1968, Paolo VI aveva
giudicato immorale la contraccezione. Il teologo rifiuta, e perciò
fino alla morte sarà emarginato dalla Curia romana.
• Ricevuto in udienza dal papa, a marzo, mons. Oscar Arnulfo Romero
si rende conto della profonda "incomprensione" di Roma per il suo
ministero nella difficile situazione di El Salvador. Andrà un po'
meglio l'udienza del gennaio 1980, ma di lì a poco riceverà il terzo
visitatore apostolico in 12 mesi (Adista 10/12 maggio 1979, 27/29
marzo 1980).
• La Cdf - senza un regolare e giusto processo - proibisce al teologo
domenicano francese Jacques Pohier di presiedere assemblee liturgiche
e di insegnare pubblicamente. Su Dio, e sull'Eucaristia, il teologo
aveva espresso idee sgradite a Roma. Dopo il Concilio Vaticano II,
era la prima volta che la Curia colpiva in questa misura un teologo
(Adista nn. 14/16 maggio 1979, 15/17 novembre 1979, 29 nov./1dic.
1979).
• Il papa, pellegrino negli USA, respinge la richiesta della
rappresentante delle suore statunitensi di accettare l'accesso delle
donne "a tutti i ministeri nella Chiesa".
• In dicembre, il teologo olandese Edward Schillebeeckx viene
'processato' a Roma dalla Cdf. Un processo dai toni pacati. Tuttavia,
il grande teologo non sarà mai pienamente riabilitato (Adista nn.
26/28 novembre 1979,13/15 dicembre 1979, 20/22 dicembre 1979).
• La Cdf il 15 dicembre dichiara: "Il professor Hans Küng [svizzero-
tedesco] è venuto meno, nei suoi scritti, all'integrità della verità
della fede cattolica, e pertanto non può più essere coinsiderato
teologo cattolico né può, come tale, esercitare il compito di
insegnare". Il teologo aveva messo in discussione il dogma della
"infallibilità papale", parlando invece di "indefettibilità" della
Chiesa (Adista nn. 7/9 gennaio 1980, 21/23 gennaio 1980, 31 gen./2
febb. 1980).


1980
• In gennaio, in un Sinodo particolare dedicato all'Olanda, il papa
in pratica obbliga i vescovi a far marcia indietro su tutte le
aperture e le proposte lanciate negli anni precedenti dal Concilio
pastorale olandese (Adista n. 10/12 gennaio 1980, 14/16 gennaio 1980,
4/6 febbraio 1980).
• La Cdf il 14 ottobre emana norme restrittive riguardanti la
dispensa dal celibato e la riduzione allo stato laicale dei sacerdoti
che abbandonano il ministero. (Il Regno n. 22/80).
• Il prefetto della Cdf, card. Franjo Seper, il 20 novembre scrive al
p. Edward Schillebbeckx per dirgli che i chiarimenti teologici da lui
forniti anche a Roma "non sono sufficienti per eliminare le ambiguità
(cristologiche)" dei suoi scritti (Adista n. 29/31 dicembre 1980).


1981
• In ottobre il papa decide il 'commissariamento' della Compagnia di
Gesù, misura gravissima che provoca pacate ma pubbliche proteste di
molti gesuiti (Adista n. 2/4 novembre 1981).
• Nell'esortazione apostolica postsinodale Familiaris consortio (22
novembre) il papa ribadisce che i divorziati cristiani risposati non
possono accedere all'Eucaristia, e che debbono vivere come fratello e
sorella (Adista n. 21/24 dicembre 1981).


1982
• Il 29 giugno il papa scrive ai vescovi del Nicaragua per condannare
la "Chiesa popolare" (cioè quella collegata alle Comunità di base e
alla Teologia della Liberazione) (Adista n. 6/8 ottobre 1982.
• Il 23 agosto il Vaticano - malgrado l'opposizione di molti vescovi
spagnoli - erige la "Prelatura personale di Santa Croce e Opus Dei"
(Adista n. 1/4 settembre 1982).


1983
• Il 25 gennaio il papa promulga il nuovo Codice di diritto canonico
(per la Chiesa latina); una normativa nella quale vengono spente
molte speranze di rinnovamento innescate dal Concilio Vaticano II, e
rafforzato il centralismo papale (Adista n. 27/29 gennaio 1983).
• A Managua, in marzo, il papa rimprovera pubblicamente padre Ernesto
Cardenal, che ha accettato di entrare a far parte del governo
sandinista. E, alla messa, zittisce la madri degli uccisi dai
"contras" (i guerriglieri antisandinisti sostenuti dalla CIA) (Adista
n. 14/16 marzo 1983).
• La Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari in pratica
obbliga suor Agnes Mary Mansour, delle "Sorelle della misericordia",
ad abbandonare l'Istituto, poiché la suora non aveva accettato di
interrompere la sua attività di direttrice presso i servizi sociali
dello stato del Michigan (USA) proposti al rimborso delle spese delle
donne che abortiscono (Adista n. 20/22 giugno 1983).
• Sotto indagine mons. Raymond Hunthausen, arcivescovo di Seattle,
per le sue posizioni a favore del disarmo e dell'obiezione fiscale.
La visita ispettiva, su incarico del Vaticano, è condotta da mons.
James Hickey, arcivescovo di Washington (Adista n. 28/30 novembre
1983).


1984
• Sotto accusa da parte della Cdf il teologo della liberazione
peruviano Gustavo Gutierrez: nelle sue riflessioni ci sarebbe
"l'influenza del marxismo" (Adista n. 24/26 maggio 1984)
• Con l'Istruzione Libertatis nuntius il 6 agosto il prefetto della
Cdf, card. Joseph Ratzinger, condanna la Teologia della liberazione
(Adista n. 10/12 settembre 1984).
• Il 7 settembre Leonardo Boff, teologo brasiliano della liberazione,
viene "processato" da Ratzinger a Roma (Adista n. 13/15 settembre
1984).
• Convocati a Roma i vescovi peruviani perché sconfessino la Teologia
della Liberazione (Adista n. 1/3 ottobre 1984).
• In dicembre la Santa Sede costringe di fatto il generale dei
gesuiti, p. Peter-Hans Kolvenbach ad espellere dall'ordine p.
Fernando Cardenal (fratello di Ernesto), ministro dell'educazione nel
governo sandinista nicaraguense (Adista n. 20/24 dicembre 1984).
• Con l'esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et
paenitentia (2 dicembre) il papa respinge ogni ipotesi di
rinnovamento del rito della confessione e, in particolare, esclude la
"confessione comunitaria" come mezzo ordinario per confessarsi
(Adista n. 20/24 dicembre 1984).


1985
• Padre Gyorgy Bulanyi, sacerdote ungherese, ispiratore delle
comunità di base, sostenitore dell'obiezione di coscienza al servizio
militare e oppositore della linea 'morbida' dell'episcopato nei
confronti del governo comunista (Adista n. 16/18 febbraio 1984),
viene chiamato a Roma per un colloquio con il card. Ratzinger (Adista
n. 31 gen./2 febb. 1985). Gli scritti di p. Bulanyi erano già stati
vagliati, e assolti da sospetti di eresia, dalla Congregazione per il
Clero.
• Con una notificazione dell'11 marzo il card. Ratzinger dichiara che
"le opzioni di Leonardo Boff [contenute nel libro Chiesa, carisma e
potere] sono tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede"
(Adista n. 28/30 marzo 1985).
• Il Vaticano, dando ascolto a minoritari gruppi di suore
'conservatrici', blocca il rinnovamento conciliare delle suore
Carmelitane Scalze (Adista n. 7/9 marzo 1985).
• Tra il 9 ed il 13 aprile, si svolge a Loreto il II Convegno della
Chiesa italiana, a cadenza decennale, dal titolo: "Riconciliazione
cristiana e comunità degli uomini". Il presidente della Cei card.
Anastasio Ballestrero, insieme ad altri, tra cui il cardinale di
Milano Carlo Maria Martini, porta avanti con convinzione l'idea di
una Chiesa ancora saldamente ancorata al Concilio (v. Adista dossier
n. 12 dell'aprile 1985; v. Adista 18-20 aprile e 3-5 giugno 1985).
L'intervento del papa a quel convegno, cui aderisce mons. Camillo
Ruini, allora cinquantenne vescovo emiliano, mettono in minoranza
Ballestrero. E infatti un anno dopo, il 26 giugno 1986, Giovanni
Paolo II nomina Camillo Ruini segretario della Cei, che diventa
l'uomo forte del Vaticano all'interno della Conferenza episcopale, e
la sua ascesa segna l'inizio della radicale trasformazione wojtyliana
della Chiesa italiana. Anche la presidenza di Alberto Monticone
nell'Ac, che si muove in sintonia con la linea Martini-Ballestrero,
dopo Loreto entra definitivamente in crisi, contrastata da un uomo
vicinissimo a Ruini, Dino Boffo, dal gennaio 1994 messo alla
direzione del giornale della Cei "Avvenire". Assistente generale
diventa nel 1987 mons. Antonio Bianchin, il cui compito è quello di
sostituire molti dirigenti, specie quelli che vengono dall'Ac
ambrosiana, fedele a Martini: è il commissariamento de facto
dell'associazione. Nel 1999, dopo la presidenza di Giuseppe Gervasio,
il card. Ruini nomina presidente dell'Ac Paola Bignardi, cui invia
una lettera per metterla in guardia dall'"entrare in spazi che non ci
competono e che sono propri delle forze politiche, evitando con cura
qualsiasi coinvolgimento nella competizione tra i diversi
schieramenti". Quando, poco dopo la sua elezione (v. Adista nn. 23 e
25/99), la Bignardi concede invece un'intervista all'"Unità", in cui
manifesta una certa attenzione al tanto dibattuto problema delle
coppie di fatto, è costretta ad una intervista riparatrice,
all'"Avvenire", il 12 marzo '99 (cui segue un editoriale su
"SegnoSette"). Nel settembre 2000 (v. Adista, n. 74/2000) viene
chiuso de imperio il settimanale di Ac "SegnoSette", colpevole di
aver espresso posizioni troppo avanzate su temi politici, ecclesiali
e morali (per tutta la storia recente dell'Ac vedi Adista nn. 53/02 e
67/03).


1986
• In una Notificazione del 15 settembre il card. Ratzinger afferma
che "la concezione del ministero così come è esposta dal professor
Schillebeeckx rimane in disaccordo con l'insegnamento della Chiesa su
punti importanti" (Adista n. 65/86).
• Il card. Ratzinger (25 luglio) dichiara "non idoneo
all'insegnamento della teologia cattolica" il teologo statunitense
Charles Curran, "colpevole" di criticare la Humanae vitae e di
sostenere "la legttimità del dissenso dall'autorità" (Adista n.
12/92).
• L'arcivescovo statunitense di Seattle, mons. Raymond Hunthausen,
tramite una lettera informa i suoi sacerdoti di essere stato
esautorato dal Vaticano dei poteri pastorali nei seguenti importanti
campi: tribunale diocesano, liturgia, formazione del clero, sacerdoti
che hanno lasciato il ministero, questioni morali (Adista n. 60/86).
• Nella lettera Homosexualitatis problema (1° ottobre) il card.
Ratzinger afferma che "l'inclinazione [omosessuale] stessa dev'essere
considerata come oggettivamente disordinata"; e che in nessun modo
può essere moralmente accettato l'esercizio della sessualità tra
persone dello stesso sesso.


1987
• Dimissionato su ordine del Vaticano l'abate della basilica romana
di San Paolo fuori le Mura, Giuseppe Nardin, perché dialogava e
pregava con il precedente abate, Giovanni Franzoni, fondatore della
Comunità di base di san Paolo (Adista n. 7/87).
• La Cdf obbliga mons. Mattew Clark, della diocesi statunitense di
Rochester, a ritirare l'imprimatur a un manuale sulla sessualità di
ausilio ai genitori per l'educazione dei figli scritto da cattolici
(Adista n. 8/87).
• Ad aprile il comboniano padre Alex Zanotelli è costretto a
dimettersi dalla direzione (assunta nel 1978) del mensile "Nigrizia",
per le sue ripetute denunce, cominciate due anni prima con l'articolo
"Il volto italiano della fame africana" ("Nigrizia", gennaio 1985),
sull'utilizzo dei fondi destinati alla cooperazione italiana e finiti
nel commercio delle armi. Le sue dimissioni sono chieste da membri
del governo italiano e dal prefetto del dicastero vaticano per
l'Evangelizzazione dei Popoli (ex Propaganda fide, da cui dipendono
le Congregazioni missionarie), card. Josef Tomko (Adista n. 37/87).
• La Congregazione per i Religiosi - andando di fatto contro
l'orientamento del Vaticano II - rifiuta le 'pari opportunità' di
religiosi laici e religiosi sacerdoti nella guida (anche come padri
provinciali e generali) degli Ordini e Istituti religiosi, e quindi
obbliga alcuni di essi - come i Cappuccini - ad annullare il loro
proposito di piena 'eguaglianza', nei compiti direttivi, di
'fratelli' e 'padri' (Adista n. 89/87).


1988
• Destituiti i gesuiti José Maria Castillo e Juan Antonio Estrada
dall'insegnamento universitario e il clarettiano Benjamin Forcano
dalla direzione di "Mision Abierta" per decisione della Cdf (Adista
nn. 39 e 52/88).
• La Congregazione per il Culto Divino il 2 giugno riafferma che in
alcun modo è ammesso celebrare l'Eucaristia in assenza di sacerdote
validamente ordinato.
• Con la costituzione apostolica Pastor bonus (28 giugno) il papa
ristruttura la Curia romana, dando ad essa enorme potere rispetto
all'episcopato mondiale, e di fatto declassando il Sinodo dei vescovi
(Adista n. 53/88).
• Il 1° luglio la Cdf pubblica la "Professione di fede" e il
"Giuramento di fedeltà", tra l'altro, a "tutti i contenuti trasmessi
dal Magistero ordinario e universale della Chiesa", alle "verità
circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi" e agli
"insegnamenti del pontefice" e "del collegio episcopale" quando
"esercita il suo Magistero autentico".
• Nella lettera apostolica Mulieris dignitatem (15 agosto) il papa
riafferma il no alla ordinazione sacerdotale della donna (Adista n.
68-69/88).
• A mons. Pedro Casaldáliga, vescovo di São Felix do Araguaia
(Brasile), il nunzio apostolico mons. Carlo Furno consegna una
lettera vaticana (Intimatio) in cui lo si ammonisce per le sue
simpatie per la Teologia della Liberazione e si impongono limiti ai
suoi compiti pastorali. Il vescovo rifiuta la lettera perché non
corredata di timbri né di firme (Adista n. 70/88).


1989
• Il 6 gennaio 163 teologi e teologhe di area germanofona firmano la
"Dichiarazione di Colonia" (Adista nn. 11/89 e 15/89) in cui
contestano il fatto che Wojtyla pretenda obbedienza mettendo sullo
stesso piano alcune verità fondamentali della fede riguardanti Gesù
Cristo e l'adesione alla Humanae vitae, e contestano il modo
"scandaloso" con cui Roma ignora le richieste delle Chiese locali
nella nomina dei vescovi. Il papa, direttamente o indirettamente,
respingerà punto per punto le richieste e le proteste dei firmatari.
• La Cdf (16 febbraio) riafferma il "no" alla contraccezione.
• Il Vaticano oppone un veto alla pubblicazione di un libro che
avrebbe dovuto contenere gli atti di un congresso di moralisti
cattolici svoltosi a Roma, all'Accademia alfonsiana, nell'aprile
dell'88 (Adista nn. 17/89 e 19/89). Tra l'altro, il volume avrebbe
dovuto riportare una relazione del p. Bernhard Haering (Adista n.
7/89), nella quale il teologo criticava l'antropologia e la teologia
che sottostanno all'Humanae vitae, enciclica sempre difesa a spada
tratta da Wojtyla (forse perché, a quanto si dice, ne fu uno degli
ispiratori).
• Per intervento diretto della Congregazione per l'Educazione
Cattolica, la Pontificia Università Lateranense ritira al professor
don Luigi Sartori - uno dei più noti teologi italiani - la cattedra
di Ecumenismo (Adista n. 25/89).
• A marzo padre Eugenio Melandri lascia, dopo dieci anni, la
direzione del mensile dei missionari saveriani "Missione Oggi" al suo
vice, padre Pier Lupi. Da tempo il superiore Generale dei saveriani
padre Gabriele Ferrari subiva le pressioni del prefetto della
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, card. Josef Tonko
(che aveva già ottenuto le dimissioni di Zanotelli da "Nigrizia"), e
quella dei Superiori della Provincia italiana, affinché
allontanassero Melandri, cui veniva da tempo rimproverata la linea
della rivista (specie un numero tutto dedicato al Nicaragua),
l'impegno nella denuncia della gestione fatta dal governo italiano
dei fondi destinati alla cooperazione, l'essersi schierato
pubblicamente con i partiti della sinistra (v. Adista n. 25/89).
• Il gesuita direttore di "Estudes", Paul Valadier, uno dei 157
teologi francofoni firmatari di una lettera di solidarietà ai 163
teologi della "Dichiarazione di Colonia", viene rimosso dall'incarico
(Adista n. 27/89).
• Il card. Ratzinger in novembre, alla vigilia dell'assemblea annuale
della Conferenza episcopale statunitense, ordina di cancellare
dall'ordine del giorno la discussione (e la sicura approvazione) di
un voluminoso testo preparato dai vescovi USA sul rapporto vescovi-
teologi e sulle "Responsabilità ecclesiali del teologo". Secondo il
prefetto della Cdf il testo era troppo 'liberal' nel difendere la
libertà di ricerca dei teologi (Adista nn. 43 e 44/89).
• Destituito don Vittorio Cristelli da direttore del settimanale
diocesano "Vita trentina". Il settimanale aveva pubblicato il
documento dei 63 teologi italiani (Adista n. 39/89) in sostegno della
"Dichiarazione di Colonia" (Adista nn. 45/89, 48/89 e 52/89).
• La Congregazione per l'Educazione Cattolica decreta di far chiudere
in Brasile il seminario regionale del Nordeste 2 e l'Istituto
teologico di Refice, entrambi fondati da mons. Helder Câmara. Secondo
Roma, nei due istituti non si dà una educazione "affidabile" (Adista
n. 60/89).
• La Segreteria di Stato (7 agosto) riafferma che né la Joc (Gioventù
operaia cristiana) né la correlata Joci (Gioventù operaia cristiana
internazionale) sono più riconosciute come legittimi interlocutori
dalla Santa Sede, mentre lo è il Cijoc (Coordinamento internazionale
della Joc). Al di là delle sigle, la Joc era considerata dal Vaticano
troppo di 'sinistra', e quindi tagliata fuori per favorire invece il
'moderato' Cijoc, la cui separazione dalla Joc era stata favorita
dagli ambienti conservatori della Curia romana (Adista n. 73/89).
• La Congregazione per i Religiosi mette di fatto sotto
"commissariamento" la Clar (Conferenza Latinoamericana dei
Religiosi), ritenuta troppo vicina alla Teologia della liberazione
(Adista nn. 75/89 e 77/89).


1990
• La Congregazione per l'educazione cattolica vieta alla Facoltà di
Teologia dell'Università svizzera di Friburgo di dare la laurea
"honoris causa" a mons. Rembert Weakland, vescovo di Milwaukee (USA),
noto per le sue opinioni 'liberal' (Adista n. 83/90).


1991
• Il Vaticano destituisce il vescovo messicano di Oaxaca, mons.
Bartolomé Carrasco Briseno, perché legato alla Teologia della
Liberazione (Adista n. 1/91).
• Commissariamento della Clar. La Clar si sottomette (Adista nn.
13/91, 20/91/, 31/91).
• Brasile: sotto accusa la Bibbia delle Edizioni Paoline, sostenuta
dai teologi della liberazione (Adista n. 33/91).
• Commissariata "Vozes", la più antica editrice cattolica brasiliana,
a causa di Leonardo Boff, direttore dell'omonima rivista (Adista n.
40/91). Boff viene licenziato (Adista n. 62/91) e lascia l'ordine
francescano l'anno dopo (Adista nn. 52 e 56/92).
• La Congregazione per l'Educazione Cattolica obbliga il card.
Aloisio Lorscheider, arcivescovo di Fortaleza a "dimettere" tre
sacerdoti sposati che insegnavano all'Istituto teologico e pastorale
della città brasiliana (Adista nn. 50 e 52/91).
• Il Vaticano interdice dall'insegnamento il teologo e psicanalista
tedesco Eugen Drewermann - che, nei suoi libri, aveva messo a nudo i
meccanismi di potere dell'organigramma ecclesiastico e contestato la
legge sul celibato obbligatorio dei sacerdoti (Adista nn. 33 e 36/90,
70/91). Poco dopo viene proibita a Drewermann anche la predicazione
(Adista nn. 5/92). Il teologo, a marzo, lascia il sacerdozio (Adista
n. 24/92).


1992
• Il card. Ratzinger in gennaio mette in stato di accusa il teologo
moralista canadese André Guindon le cui tesi - soprattutto sui temi
della sessualità - conterrebbero "gravi dissonanze non solo con
l'insegnamen-to del Magistero più recente, ma anche con la dottrina
tradizionale della Chiesa" in materia di sessualità (Adista n. 9/92).
• I domenicani espellono il teologo Mattew Fox, che già era stato
punito nel 1988 dal Vaticano, perché non allineato con l'insegnamento
morale sessuale di Roma (Adista n. 15/92).
• Il Vaticano dichiara "fuori luogo" - cioè neanche da discutere - la
proposta dell'arcivescovo di Milwaukee, mons. Rembert Weakland, di
ordinare sacerdoti, in situazioni pastorali di "estrema necessità",
uomini sposati (Adista n. 4/92).
• Con la lettera Communionis notio (28 maggio) il card. Ratzinger dà
una interpretazione restrittiva del Vaticano II e della collegialità
episcopale sottolineata dal Concilio (Adista n. 48/92).
• Il Vaticano nega il nihil obstat al domenicano p. Philippe Denis
alla Facoltà di Teologia cattolica di Strasburgo: troppo critico
verso l'Opus Dei (Adista n. 83/92).


1993
• Ampliando l'àmbito dell'infallibilità papale definito nel 1870 dal
Concilio Vaticano I, Wojtyla afferma: "Rientrano nell'area delle
verità che il magistero può proporre in modo definitivo quei princìpi
di ragione che, anche se non sono contenuti nelle verità di fede,
sono ad esse intimamente connessi" (Adista n. 25/93).
• Il 22 aprile la sala-stampa vaticana rende nota la dichiarazione
finale di un convegno organizzato in marzo dal Pontificio Consiglio
per la Famiglia. Il testo - firmato tra gli altri dal card. Alfonso
López Trujillo, presidente del Consiglio, e da mons. Dionigi Tetta-
manzi - sostiene che la contraccezione "corrompe l'intimità
coniugale" e che la comunità cristiana deve opporsi alla
legalizzazione del divorzio (Adista n. 33/93).
• In una lettera pastorale comune (10 luglio) tre vescovi tedeschi
(tra essi mons. Karl Lehmann, vescovo di Magonza) sostengono che un
divorziato/a risposato/a che sia in coscienza convinto/a che il suo
precedente matrimonio sia irrimediabilmente naufragato può decidere
di accostarsi alla comunione eucaristica. Ma il card. Ratzinger
obbliga i tre a riman-giarsi la proposta (per gli integrali, v.
Adista n. 76/94).
• Il 22 ottobre il papa riafferma energicamente la legge del celibato
sacerdotale per la Chiesa latina e, aggiunge, di fronte alle
contestazioni e critiche, "bisogna ardire (conservando il celibato),
mai ripie-gare".
• Il 28 ottobre, il nunzio apostolico in Messico, mons. Girolamo
Prigione, annuncia la rimozione dalla diocesi messicana di San
Cristóbal de las Casas di mons. Samuel Ruiz (Adista n. 79/93). Il
provvedimento sarà però 'congelato'.


1994
• La Cdf boccia la traduzione inglese del nuovo Catechismo della
Chiesa cattolica perché essa adotta un linguaggio troppo "femminista"
ed "inclusivo" (Adista n. 29/94).
• Tra aprile e maggio 1994 si svolge l'"Assemblea speciale per
l'Africa del Sinodo dei Vescovi". Il Sinodo fu la concessione massima
fatta dalla Curia romana alla richiesta dell'episcopato africano,
avanzata fin dal 1977, di poter organizzare un concilio africano.
L'assi-se non si svolse in Africa, ma a Roma, in Vaticano, affinché
il controllo sui vescovi del Continente potesse essere meglio
esercitato. Continui furono i tentativi di incanalare il dibattito
verso posizioni che non mo-strassero imbarazzanti aperture su temi
come incul-turazione, giustizia e pace, dialogo interreligioso
(Adista dossier n. 20/94; Adista nn. 25, 31, 33, 35, 37 e 38/94).
• Con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (22 maggio) il
papa, "in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli"
dichiara che "la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire
alle donne l'ordi-nazione sacerdotale, e che questa sentenza deve
essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli" (Adista n. 46/94).
• La Cdf, in una lettera ai vescovi (14 settembre) ribadisce la
proibizione di dare la comunione ai cattolici divorziati e risposati
(Adista n. 76/94).
• La Cdf interviene per bloccare la nomina della teologa cattolica
(considerata troppo femminista) Teresa Berger alla cattedra di
Liturgia della Facoltà teologica dell'Università di Bochum, in
Germania (Adista n. 61/94).


1995
• Il prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, card.
Pio Laghi, ha ottenuto, secondo il settimanale inglese "The Tablet",
che venisse cancellata una conferenza che il teologo della Libera-
zione Gustavo Gutiérrez avrebbe dovuto svolgere a Roma nel novembre
'94 (Adista n. 1/95). Gutiérrez, nel 1990, aveva pubblicato
un'edizione riveduta del suo "Teologia della Liberazione" che aveva
in parte fugato i dubbi di Ratzinger sull'ortodossia del teologo.
• Il Vaticano costringe di fatto alle dimissioni mons. Jacques
Gaillot, vescovo di Evreux (Francia), che con il suo ministero e la
sua azione a favore dei più emarginati dava fastidio sia
all'establishment politico che ecclesiastico (Adista nn. 3, 5, 8 e
13/95).
• Su pressioni del sostituto della Segreteria di Stato vaticana mons.
Giovanni Battista Re, e del prefetto della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, card. Jozef Tomko, il missionario
comboniano p. Renato Kizito Sesana viene rimosso dal suo incarico di
direttore della rivista keniana "New People" (Adista n. 3/95).
• Nell'enciclica Evangelium vitae (25 marzo) il papa definisce
"tirannici" quei parlamenti che approvano leggi che consentono, in
determinati casi, l'interruzione volontaria della gravidanza.
• Il card. Ratzinger ordina alle Superiore della congregazione delle
"Sorelle di Nostra Signora" di mandare per due anni in Europa a
studiare teologia "sicura" la suora brasiliana Ivone Gebara - la
teologa femminista che non piace alla Cdf (Adista nn. 47/95 e 53/95).
• Mons. Samuel Ruiz resta al suo posto, ma viene affiancato da un
vescovo coadiutore con diritto di successione, mons. Raúl Vera Lopez
(Adista nn. 57 e 59/95).


1996
• Con un editoriale su L'Osservatore romano del 2 febbraio e firmato
***, la Cdf attacca le opinioni di 16 teologi moralisti di area
germanofona che in un libro avevano contestato l'enciclica Veritatis
splendor "su questioni fondamentali della dottrina morale" (6 agosto
'93) ed affermato che essa era un tentativo autoritario di imporre
una posizione teologica di parte. L'editoriale riafferma rigidamente
il ruolo del magi-stero papale e l'obbedienza ad esso dovuta.


1997
• Il card. Ratzinger scomunica, con una "Notificazione" datata 2
gennaio il teologo Tissa Ba-lasuriya. Sarà riabilitato, dopo un
parziale 'mea culpa', nel '98 (Adista n. 7/98). Le Osservazioni sul
libro del p. Tissa Balasuriya 'Mary and human liberation' ,
sviluppate dalla Cdf, erano datate 27 luglio 1994. Il cardinale
sostiene che il teologo cingalese "scalza su punti essenziali la fede
cristiana" (Adista nn. 87/96 e 6/97).
• L'11 febbraio 1997 Ruini ottiene dal papa un decreto pontificio di
commissariamento della Società San Paolo, ovvero i religiosi paolini:
Giovanni Paolo II nomina mons. Antonio Buoncristiani, fedelissimo del
card. vicario, delegato presso la Società S. Paolo, con l'incarico di
"esercitare tutte le funzioni spettanti normalmente sia al Superiore
generale che al Superiore provinciale". Specificando "per completezza
di informazione" che la sua autorità si estende sui Periodici
"Famiglia Cristiana", "Jesus", "Vita Pastorale", ecc. e sulle
Edizioni S. Paolo (v. Adista nn. 19 e 23/97).
La vicenda era iniziata nei mesi precedenti il III convegno della
Chiesa italiana (Palermo, novembre 1995), quando Ruini avvicinò
alcuni religiosi paolini, primo fra tutti l'allora direttore di
"Jesus", don Stefano Andreatta, per proporre loro un piano di rior-
ganizzazione della stampa cattolica italiana sotto l'egida della CEI,
che comprendesse anche le diffusissime e prestigiose riviste paoline.
Ruini assicurò che era un desiderio del papa. Andreatta fu il primo a
sot-tomettersi, non i suoi confratelli paolini, che lo destituirono
da direttore di "Jesus" e da direttore dei periodici paolini. La
reazione del card. Ruini non si fece attendere. Chiese ed ottenne dal
Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, la firma su un telegramma
che imponeva al Superiore generale dei paolini, don Silvio Pignotti,
l'ordine di reintegrare Andreatta. Ricevuto un rifiuto da don
Pignotti, Ruini tenta di mettere sotto accusa la linea teologica e
morale della stampa paolina. Ma i religiosi rivendicano la loro
ortodossia e Ratzinger deve rinunciare ad aprire un procedimento
dottrinale nei confronti dei religiosi responsabili delle riviste (v.
Adista n. 89/95 e 23, 67 e 69/96). Solo allora Ruini ottiene
l'intervento del papa. Dopo più di un anno, ad ottobre del '98
Buoncristiani fa le valigie: i paolini conservano, nella sostanza, la
loro autonomia. A Ruini rimane la consolazione di poter defenestrare
il direttore di "Famiglia cristiana", don Leonardo Zega, rimosso
dalla guida del settimanale nell'aprile del '98 e definitivamente
allontanato dal giornale il 12 ottobre del '98 (l'ultimo suo articolo
è stato pubblicato il 15 novembre).
• Il Vaticano, dopo la visita apostolica condotta nel '95 da mons.
Xavier Lozano Barragân nei seminari dei gesuiti in Messico e dopo
l'interessamento del prefetto della Congregazione per l'Educazione
Cattolica card. Pio Laghi, fa chiudere l'Istituto Interreligioso e il
Centro di Studi cattolici di Città del Messico, dipendenti dalla
Conferenza degli Istituti religiosi messicani (CIRM) nonché
l'Istituto Teologico gesuita del Collegio Maximo de Cristo Rey con
l'annesso Centro di riflessione teologica. Laghi indica nell'opzione
a favore della Teologia della Liberazione la causa principale della
"confusione e controversia" creatasi con Roma (Adista n. 25/97).
• La Conferenza dei religiosi colombiani viene biasimata con una
lettera inviata da mons. Tarcisio Bertone, segretario della Cdf, per
le deviazioni riscontrate nella relazione del primo incontro
nazionale di teologia della vita religiosa, svoltosi a Bogotà
nell'aprile 1996 e pubblicate nella rivista "Vinculum" della
Conferenza dei religiosi colombiani. La relazione conterrebbe uno
stile "rivendicativo, aggressivo e critico verso la stessa gerarchia
ecclesiastica" e pretenderebbe di elaborare una teologia della vita
religiosa "prescindendo da uno studio serio delle Scritture, della
Tradizione e del Magistero" (v. Adista n. 58/97).
• Con una Istruzione interdicasteriale (firmata il 15 agosto dai capi
di otto dicasteri e uffici della Curia) il Vaticano limita
radicalmente la collaborazione dei laici al ministero dei sacerdoti,
riaffermando un clericalismo invadente.
• Il 20 settembre mons. Jorge Medina Estévez, pro-prefetto della
Congregazione per il Culto Divino, scrive a mons. Anthony Pilla,
presidente della Conferenza episcopale statunitense, per comunicargli
che la traduzione inglese dei libri liturgici, compiuta dai vescovi
USA, "non esprime accuratamente" il senso del testo latino e "non è
esente da problemi dottrinali". Sulla questione gli otto cardinali
statunitensi si erano già incontrati a Roma con i cardinali Medina
Estévez e Ratzinger (Adista n. 1/97).
• Il Movimento internazionale "Noi siamo Chiesa" (Imwac) porta a Roma
2,5 milioni di firme di cattolici di vari Paesi, che chiedono una
serie di riforme (pari possibilità di accesso di donne e uomini nei
ministeri, celibato opzionale per i preti, coinvolgimento di tutta la
Chiesa locale [diocesi] nella scelta del proprio pastore, comunione
ai divorziati risposati). Richieste tutte ignorate da Wojtyla che
sostiene "la Chiesa non è una democrazia" (Adista n. 73/97).
• A seguito di una lettera inviata dal prefetto della Congregazione
per l'Evangelizzazione dei popoli mons. Josef Tomko, la Conferenza
episcopale della Corea del Sud sancisce il "divieto di pubblicazione"
per tre sacerdoti, p. John Sye Kong-seok, p. Paul Cheong Yang-mo
(entrambi docenti dell'Università Sogang di Seul, tenuta dai gesuiti)
e p. Edouard Ri Je-min (professore dell'Università cattolica di
Kwangiu e direttore della rivista "Skinhak Chonmang"). I tre
sarebbero sostenitori di idee "per nulla conformi alla dottrina
cattolica", in particolare su temi quali il sacerdozio femminile, il
celibato dei preti, l'evangelizzazio-ne e l'inculturazione (Adista n.
73/97).


1998
• Il card. Ratzinger riapre l'inchiesta sul teologo della Liberazione
peruviano Gustavo Gutiérrez, indagato dalla Cdf già nel 1983 (Adista
n. 15/98).
• La Cdf mette sotto osservazione il teologo australiano Paul Collins
per il suo libro "Il potere papale. Una proposta di cambiamento per
il cattolicesimo del Terzo millennio" (Adista nn. 15/98 e 55/98).
Collins lascerà il sacerdozio nel 2001 dichiarando: "non posso più
essere complice nell'attuale politica teologica della Chiesa" (Adista
n. 22/2001).
• La Congregazione per il Clero, presieduta dal card. Darío
Castrillón Hoyos costringe il vescovo inglese mons. Peter Smith a
ritirare un testo di religione per le scuole secondarie perché esso
sostiene la Teologia della Liberazione e racconta la persecuzione
subita da mons. Romero (Adista n. 17/98).
• Con una Notificazione (24 giugno), la Cdf dichiara che il gesuita
indiano Anthony de Mello ha sostenuto nelle sue opere "posizioni
incompatibili con la fede cattolica". De Mello era morto già da
undici anni (Adista n. 26/98).
• Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Ad tuendam fidem (motu
proprio avente forza di legge) rende ancora più rigida l'applicazione
della professione di fede. La lettera è accompagnata da una "Nota
dottrinale illustrativa" promanata dalla Cdf che impone (29 giugno)
una "professione di fede" e un "giuramento di fedeltà" con il quale,
tra l'altro, ciascun teologo si impegna ad accogliere "fermamente"
verità proclamate "in modo definitivo" dal Magistero, seppure senza
una esplicita "definizione dogmatica". In tale categoria, precisa il
testo, rientra l'insegnamento papale sull'or-dinazione sacerdotale da
riservarsi soltanto agli uomini (Adista n. 53/98).
• Con la lettera apostolica, motu proprio, Apostolos suos (datata 21
maggio, ma pubblicata il 23 luglio) il papa dà un'interpretazione
restrittiva - rispetto al Concilio - della natura e dei poteri delle
Conferenze episcopali (Adista n. 59/98).
• La Cdf estromette dall'insegnamento presso la Pontificia Università
Gregoriana il teologo gesuita Jacques Dupuis per il suo libro "Verso
una teologia cristiana del pluralismo religioso" (Adista n. 79/98).
Condanna ribadita dal card. Ratzinger nel 2001 con una Notificazione
(24 gennaio) nella quale si afferma che nel libro del gesuita vi sono
"notevoli ambiguità e difficoltà su punti dottrinali di portata
rilevante, che possono condurre il lettore a opinioni erronee o
pericolose" (Adista nn. 19 e 30/2001).
• La Congregazione per l'Educazione Cattolica, presieduta dal card.
Pio Laghi, estromette dalla cattedra di Filosofia del Diritto
dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano il filosofo Luigi
Lombardi Vallauri di cui condanna, senza possibilità di
contraddittorio, le tesi sull'inferno, sul peccato originale,
sull'autorità del magistero, sulla morale sessuale (Adista nn. 84/98,
16/99).


1999
• Sospeso a divinis il parroco statunitense p. Jim Callan per lesa
obbedienza (Adista n. 5/99).
• 'Raid' del card. Ratzinger negli Stati Uniti: reprimenda su certo
cattolicesimo light e sul ruolo delle locali università cattoliche
(Adista n. 15/99, n. 17/99; nel 2000 esce il documento vaticano
sull'insegnamento nelle Università cattoliche Usa, v. Adista n.
2/2000).
• Il Vaticano affida all'Opus Dei la normalizzazione delle Università
cattoliche a partire da quella di Lima (Adista n. 29/99).
• La Cdf boccia tutte le proposte di cambiamento del "Dialogo per
l'Austria", una specie di Sinodo che l'anno precedente aveva appunto
chiesto la revisione delle norme vaticane che proibiscono la
contraccezione, la comunione ai divorziati risposati, il clero
uxorato (Adista n. 30/99).
• Il papa obbliga di fatto i vescovi tedeschi a ritirarsi dal sistema
statale dei consultori dai quali, per legge, ogni donna che voglia
abortire deve ottenere il certificato di avvenuta consulenza (Adista
nn. 51, 52, 69 e 87/99; 73 e 83/2000, 9 e 23/2001).
• Incriminato mons. Luigi Marinelli, co-autore (l'unico 'confesso')
del libro "Via col vento in Vaticano". Il prelato rinuncia alla
difesa e denuncia l'ingiustizia del tribunale ecclesiastico (Adista
n. 55/99).
• A suor Jeannine Gramick ed a p. Robert Nugent - religiosi
statunitensi - il card. Ratzinger vieta "permanentemente ogni
attività pastorale in favore delle persone omosessuali", perché i due
non condannano "la malizia intrinseca degli atti omosessuali" (Adista
n. 58, 59 e 62/99, 51/2003).


2000
• In Messico il Vaticano trasferisce alla diocesi di Saltillo mons.
Raúl Vera López, che era già stato inviato alla diocesi di San
Cristóbal de las Casas (Chiapas) come coadiutore con diritto di
successione di mons. Samuel Ruiz. Vera López, inviato nel Chiapas nel
'95 per 'normalizzare' mons. Ruiz, grande sostenitore della teologia
india e di una Chiesa india, si era invece 'convertito' alle idee di
don Samuel. E così il papa decide di non affidare a don Raúl la
successione a Ruiz quando questi compie i 75 anni (Adista nn. 3, 5 e
9/2000).
• Il papa e Ratzinger condannano la teologia asiatica (Adista n.
13/2000).
• Altolà della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti alla traduzione inglese dei testi liturgici (Adista n.
36/2000).
• Nel giugno del 2000, durante un incontro a San Paolo su Aids e
sfide per la Chiesa in Brasile, il vescovo di Goiás Eugene Rixen
afferma che "tra il condom e l'espansione dell'Aids, siamo obbligati
a scegliere il male minore". Di fronte all'immediata reazione del
presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari Lozano
Barragán - il quale ribadisce che l'uso del preservativo, in
qualunque circostanza, è contrario alle disposizioni vaticane - la
Conferenza episcopale brasiliana emette una Nota di chiarimento che
riafferma la posizione contraria all'uso del condom della Chiesa del
Brasile (Adista n. 47/00).
• Il Vaticano fa pressioni sul Governo italiano perché impedisca la
celebrazione del Gay pride a Roma e, in particolare, perché le
autorità impediscano la grande manifestazione degli omosessuali,
prevista per l'8 luglio per le strade della capitale. L'indomani,
all'Angelus, lo stesso papa esprime "amarezza per l'affronto recato
al grande Giubileo dell'anno Duemila e per l'offesa ai valori
cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di
tutto il mondo" (Adista nn. 55 e 56/2000).
• Con la dichiarazione Dominus Iesus (6 agosto) Ratzinger in sostanza
condanna i teologi di punta della teologia asiatica (Adista nn. 61 e
64/2000).
• Restrizioni liturgiche ai fedeli laici, che colpiscono soprattutto
le Chiese Usa (Adista n. 61/2000).
• Il 3 settembre il papa beatifica insieme Pio IX e Giovanni XXIII,
cioè un papa che aveva definito "deliramento" il principio della
libertà religiosa e un papa che volle il Vaticano II anche per
affermare solennemente tale principio (Adista n. 66/2000).
• Il card. Ratzinger con una Notificazione obbliga di fatto
all'abiura il teologo austriaco Reinhard Messner il quale aveva
sostenuto che "in caso di conflitto è sempre la tradizione, ovvero la
teologia, che deve essere corretta a partire dalla Scrittura, e non
la Scrittura che deve essere interpretata alla luce di una tradizione
successiva (o di una decisione magisteriale) (Adista n. 1/2001).


2001
• Il card. Ratzinger, con una Notificazione (22 febbraio) obbliga il
teologo redentorista spagnolo p. Marciano Vidal a ritrattare di fatto
le sue tesi - su contraccezione, aborto, omosessualità - che si
allontanavano da quelle ufficiali vaticane (Adista nn. 39 e 55/2001).
• Sotto indagine della Cdf anche il gesuita p. Roger Haight, accusato
di non essere ortodosso nella sua cristologia (Adista n. 39/2001).
• Il Vaticano vieta a suor Joan Chittister, teologa benedettina
statunitense, di partecipare in giugno, a Dublino, alla Conferenza
della rete mondiale per l'ordinazione delle donne. Ma la suora
respinge l'ordine di Roma (Adista n. 53/2001).
• Con una Notificazione (17 settembre) i cardinali Ratzinger, Medina
Estévez e Darío Castrillon Hoyos (prefetto della Congregazione per il
Clero) negano la possibilità dell'ordinazione della donna-diacono. Il
riferimento indiretto è a mons. Samuel Ruiz, che nella diocesi
messicana di San Cristóbal de las Casas aveva ordinato circa
quattrocento diaconi sposati, accompagnati all'altare, nella
cerimonia dell'ordinazione, dalle loro mogli, che però non erano
state consacrate diaconesse (Adista n. 69/2001. Vedi anche Adista nn.
17, 26 e 32/2002).
• Nell'esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Oceania il
papa (22 novembre) respinge tutte le richieste di cambiamenti
pastorali (come un diverso atteggiamento verso i divorziati
risposati) prospettati dai vescovi dell'Oceania nel Sinodo ad hoc per
il Continente, celebrato a Roma nel 1998 (Adista n. 83/2001).


2002
• Il frate minore francescano svizzero Josef Imbach, docente di
teologia fondamentale alla Pontificia Facoltà teologica San
Bonaventura di Roma è di fatto spinto a lasciare l'incarico a causa
delle pressioni della Cdf che non aveva accettato il fatto che
l'autore, in un suo libro, mettesse in discussione la storicità degli
eventi miracolosi narrati nel Nuovo Testamento (Adista nn. 13/2001 e
19/2002).
• Con un Monitum del 5 luglio il card. Ratzinger preannuncia la
scomunica - a meno di un ravvedimento entro il 22 luglio, che non
avverrà - a sette donne che il 29 luglio, su un battello in
navigazione sul Danubio, tra Austria e Germania, si erano fatte
ordinare prete da un vescovo argentino già scomunicato (Adista nn.
57/2002, 63/2002).
• Un comunicato (17 ottobre) della Commissione teologica
internazionale, presieduta dal card. Ratzinger, sostiene che ragioni
teologiche e storiche impediscono l'ordinazione della donna diacono
(il che invece viene ritenuto possibile da vari cardinali, come Carlo
Maria Martini, l'ex arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli e il
tedesco Karl Lehmann vescovo di Magonza) (Adista n. 79/2002).
• L'8 dicembre 2002, il Pontificio Consiglio per la Famiglia, con la
prefazione del prefetto del dicastero, il card. Alfonso Lopez
Trujillo, presenta "Lexicon. Temi ambigui e discussi su famiglia vita
e questioni etiche", un volume in cui su tutti i problemi discussi
anche all'interno della Chiesa romana - contraccezione, divorzio,
omosessualità, rapporto tra princìpi etici cristiani e legislazione
civile - esprime solo le tesi più conservatrici, quando non
reazionarie, respingendo ogni voce critica sulle affermazioni del
magistero papale.
• Il card. Medina Estévez, prefetto della Congregazione per il Culto
Divino, in una lettera del 16 maggio sostiene che è "assolutamente
sconsigliabile", "imprudente" e "rischiosa" l'ordinazione sacerdotale
di omosessuali (Adista n. 89/2002).


2003
• La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società
di Vita Apostolica comunica (15 gennaio) ai Superiori e alle
Superiori generali che la Cdf ha chiesto di escludere i transessuali
dalla vita consacrata (Adista n. 12/2003).
• Con un decreto della Cdf (25 gennaio, ma notificato all'interessato
il 13 marzo) - decreto emanato "dal sommo pontefice Giovanni Paolo
II, con suprema ed inappellabile decisione senza alcuna possibilità
di appello" - don Franco Barbero della Comunità di base di Pinerolo
viene "dimesso dallo stato clericale" (Adista nn. 23/2003, e 15 e
20/2002).
• Il 24 febbraio, sotto la forte pressione della Congregazione per
gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica i
benedettini inducono padre Cipriano Carini a dimettersi da abate del
monastero di S. Giovanni Evangelista a Parma. Nessuna ragione
teologica o disciplinare: solo, da più due anni, l'abate Carini ha
accolto in una Badia Benedettina dipendente dal suo monastero alcune
suore indiane dell'Ordine delle brigidine, fuggite dalla loro
comunità a causa del trattamento cui erano sottoposte da parte della
loro madre superiora, suor Tekla Famiglietti. Per il solo fatto di
aver accettato di accogliere queste suore e di aver cercato di non
fargli perdere il permesso di soggiorno (a due di esse la madre Tekla
aveva requisito il passaporto), l'abate Carini è stato costretto dal
Vaticano a dare le dimissioni. Tanto hanno potuto, in Curia, le
pressioni della potentissima suor Tekla (Adista n. 43/03).
• La Cdf spinge la Commissione dottrinale della Conferenza episcopale
spagnola a far sapere, in un documento, che le tesi su Gesù Cristo
contenute in un libro del teologo Juan José Tamayo contengono gravi
errori dottrinali. I vescovi, tuttavia, si rifiutano di consegnare al
teologo l'atto di accusa su di lui che il card. Ratzinger ha inviato
loro (Adista nn. 8 e 24/2003).
• Ratzinger conferma la scomunica alle donne prete ordinate in
Austria (Adista n. 12/2003).
• Il card. Ratzinger, con "Considerazioni circa i progetti di
riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali" (testo
datato 3 giugno ma pubblicato il 31 luglio), chiede ai parlamentari
cattolici di impedire in ogni modo l'approvazione di leggi che
ammettano una qualsiasi equiparazione tra il matrimonio e l'unione di
due persone dello stesso sesso (Adista n. 12/2003).
• Con l'enciclica Ecclesia de Eucharistia (17 aprile) il papa
riafferma la dottrina della "transustanziazione" formulata dal
Concilio di Trento e vieta qualsiasi "intercomunione" - la
partecipazione degli evangelici alla comunione durante la messa
cattolica, e dei cattolici alla Santa Cena dei protestanti - con le
Chiese nate dalla Riforma. L'enciclica ribadisce che i cattolici
divorziati e risposati non possono accostarsi all'Eucaristia; e
lamenta gli "abusi" che, nel post-Concilio, si sono fatti in materia
liturgica (Adista n. 36/03).
• Il 22 novembre 2002 l'abate di Montevergine (ordinario dell'omonima
abbazia territoriale), padre Giovanni Tarcisio Nazzaro, emana nei
confronti di don Vitaliano Della Sala un decreto di rimozione dalla
funzione di parroco della parrocchia di S. Giacomo a Sant'Angelo a
Scala (Av). A soli 39 anni, non avendo ricevuto nessun altro
incarico, don Vitaliano viene di fatto "pensionato" dalla Chiesa (v.
Adista n. 90/02; www.donvitaliano.it). Nel provvedimento, fortemente
voluto dalla Curia romana e preceduto da due ammonizioni canoniche
(del 13/10/2000 e del 3/7/2001), Nazzaro accusa Vitaliano di pubblico
dissenso "dal Magistero dei Pastori" e dalla "Sede Apostolica", di
"frequenza di 'centri' e 'associazioni' ben noti per la diffusione di
idee in contrasto con la dottrina e l'insegnamento della Chiesa e che
non rifuggono neanche dalla violenza", e di aver trascurato i suoi
"doveri parrocchiali". Contro il decreto di rimozione la comunità di
S. Angelo insorge: dapprima mura l'entrata della chiesa parrocchiale,
poi decide il boicottaggio delle iniziative del nuovo parroco: da due
anni la gente di S. Angelo non entra più nella chiesa del paese,
limitandosi ad assistere alle funzioni dal sagrato. Da parte sua, don
Vitaliano ha dapprima inutilmente ricorso contro la sua rimozione
presso la Congregazione per il Clero. Attualmente un nuovo ricorso
giace presso il Supremo Tribunale della Signatura Apostolica, insieme
ad un altro presentato da tutta la sua comunità parrocchiale (Adista
nn. 51/03, e 23 e 87/2002).
• Come negli otto precedenti, anche nel Concistoro annunciato il 28
settembre per il 21 ottobre Wojtyla non include nella lista dei nuovi
cardinali alcun prelato o teologo latinoamericano espressamente
favorevole alla Teologia della Liberazione (Adista n. 71/2003).
• Con l'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis, firmata
proprio il 16 ottobre 2003, 25° anni-versario della sua elezione, pur
abbondando in parole esaltanti la "collegialità episcopale", di fatto
Wojtyla ha svuotato le richieste della Assemblea generale ordinaria
del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001), che aveva affrontato proprio
il tema del ruolo dei vescovi. Allora, malgrado il tentativo delle
Curia romana di svuotare le propositiones (le proposte concrete al
pontefice. Per il testo integrale, v. Adista 80/2001), l'Assemblea
aveva approvato la propositio 24: "Alcuni Padri sinodali ritengono
opportuno esaminare il modo di procedere ed il metodo delle riunioni
sinodali affinché queste Assemblee divengano un migliore strumento di
collegialità. I Padri sinodali suggeriscono rispettosamente al Sommo
Pontefice di considerare l'opportunità di convocare un'Assemblea
straordinaria del Sinodo dei vescovi proprio a questo fine". Di
questa richiesta non c'è traccia nel documento testè firmato da
Wojtyla


Papa Giovanni Paolo II: un obituario politico
Di Marius Heuser e Peter Schwarz 16 aprile 2005
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Quest’articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 6 aprile 2005
Fra il bombardamento mediale che ritrae Papa Giovanni Paolo II come un santo contemporaneo e presenta senza critiche la sontuosità e il misticismo del funerale vaticano, quasi nulla di serio è stato detto sulla personalità di Giovanni Paolo II o del suo vero ruolo nella storia contemporanea. Le questioni politiche che hanno dominato la vita di Karol Joseph Wojtyla e che hanno caratterizzato il suo papato di 27 anni sono appena sfiorate.
La Chiesa Cattolica Romana è stata un bastione di reazionarismo politico per secoli, prima come un asse portante del sistema feudale, quando oppose la Riforma Protestante, e più tardi come protettrice dell’ordinamento borghese. Indipendentemente dalle qualità individuali dell’uomo che siede sul trono della Chiesa, il suo ruolo è intensamente politico.
Nella persona di Giovanni Paolo II, il papato ha trovato una figura che combinava idee profondamente reazionarie—sia in politica che in religione—con una considerevole esperienza nel destreggiarsi con stati capitalisti e con regimi stalinisti. Ha utilizzato quell’esperienza per giocare un ruolo chiave negli eventi convulsivi dell’ultimo quarto di secolo.
Karol Joseph Wojtyla è nato il 18 maggio 1920 nella città di Wadowice in Polonia, figlio di un ex ufficiale dell’Impero Austriaco. Perse la madre all’età di 9 anni e il padre a 21. Considerato un buono studente, iniziò gli studi di filosofia e letteratura a Cracovia nel 1938 e sviluppò un fervido interesse per il teatro. Sotto l’occupazione tedesca, fu costretto ai lavori forzati. Durante questo periodo decise di diventare prete. Nel 1942 si iscrisse al seminario clandestino nell’Arcidiocesi di Cracovia.
Il primo novembre 1946 venne ordinato sacerdote. Trascorse i due anni successivi a Roma, dove conseguí un dottorato in teologia e misticismo di San Giovanni della Croce. Continuò gli studi in Polonia. Dopo la sua laurea, assunse l’incarico di insegnante all’Università Cattolica di Lublino nel 1954.
Il 28 settembre 1958 divenne vescovo e nel 1964 arcivescovo di Cracovia. Il 1958 fu un anno critico nella vita e nel destino del Vaticano. La morte di Papa Pio XII quell’anno mise fine ad un regno che aveva screditato la Chiesa in seguito alla collaborazione del papa con vari regimi fascisti in Spagna, Italia e Germania, e al rifiuto del Vaticano di opporre lo sterminio degli ebrei europei.
Pio XII veniva succeduto da Papa Giovanni XXIII (1958-1963) e Paolo VI (1963-1978), i quali sollecitarono cambiamenti sostanziali nel rito cattolico e nella pratica religiosa, inclusi il comportamento della massa riguardo la lingua parlata e altre riforme liberali. Giovanni XXIII e Paolo VI inoltre cercarono di dissociare la Chiesa dall’anti-semitismo che era stato implicito nella dottrina cattolica.
Nella sua funzione di arcivescovo di Cracovia, Wojtyla entrò in diretto conflitto con il regime stalinista. Wojtyla non mise in discussione la politica di regime, piuttosto insistette che la Chiesa Cattolica mantenesse la sua influenza ideologica. Cosí riuscí ad assicurare la costruzione di una chiesa nella città industriale di Nova Huta. Nel 1967, Wojtyla veniva nominato cardinale.
L’elezione di Wojtyla a papa il 16 ottobre 1978 venne percepita come un fenomeno sensazionale. Per la prima volta in 455 anni, da quando cioè l’olandese Adriano VI occupò il trono di San Pietro per un anno, un papa straniero era a capo della gerarchia cattolica. Dopo diverse fumate nere risultanti dall’irrisolta gara fra due aspiranti italiani, nell’ottavo ballottaggio 94 dei 111 cardinali votarono in favore del candidato polacco. A 58 anni di età, il nuovo papa era insolitamente giovane.
Il significato politico di questa decisione era inequivocabile. Dalla fine degli anni ’60, sia gli stati capitalisti dell’Europa Occidentale che quelli dell’Est dominati dallo stalinismo erano stati frequenti campi di violente battaglie sociali. I predecessori di Wojtyla, Giovanni XXIII e Paolo VI, avevano cercato di rispondere a queste sommosse sociali con riforme della dottrina della Chiesa e del regime interno.
Nella prima metà degli anni ’60, il Concilio Vaticano Secondo apriva la via ad un certo allentamento dei dogmi della Chiesa e ad un accettazione di un ruolo più determinante per vescovi e laici. Giovanni XXIII aveva anche introdotto una politica più rilassata verso l’Unione Sovietica, e la sua iniziativa veniva continuata dal Paolo VI. Entrambi cercarono di stabilire un rapporto di cooperazione più stretto con i regimi stalinisti.
Albino Luciani, il quale con il nome di Giovanni Paolo I prendeva il posto di Paolo VI nel 1978, voleva continuare questo percorso. Ma dopo soli 33 giorni dalla sua nomina, il nuovo papa veniva trovato morto nel suo letto. Le circostanze esatte della sua morte non vennero mai chiarite poiché il Vaticano si rifiutò di permettere un’autopsia.
La presa del potere più alto nella Chiesa da parte di Wojtyla rappresentò una svolta ideologica e politica. Il nuovo capo della Chiesa veniva presto osannato come un papa per la restaurazione, che cambiava la Chiesa più apertamente in una forza di opposizione allo spirito modernista dei tempi. Promosse un culto per i santi e la Madonna, a cui era personalmente dedicato, professò una rigida moralità sociale, rafforzò l’autorità di Roma sulle diocesi, e disciplinò numerosi critici teologi. Politicamente, la nomina di un papa polacco rappresentava una sfida alla leadership di Mosca sotto Leonid Brezhnev.
Il Papa e Solidarnosc
Al tempo dell’elezione papale, il conflitto fra la classe lavoratrice e il regime stalinista in Polonia si era esacerbato drasticamente. Fin dalla ribellione operaia del 1956 sanguinosamente repressa, la Polonia era stata danneggiata da una serie di conflitti. Nel 1970, un’onda di scioperi contro gli aumenti dei prezzi forzò le dimissioni del capo di governo e di partito Wladyslav Gomulka. Il suo successore, Edward Gierek, dovette revocare gli aumenti di prezzi.
Nel 1976, Gierek tentò di nuovo un aumento dei prezzi, causando scioperi, manifestazioni di massa e lotte di barricata. Negli anni successivi, venivano formati il Comitato per la Difesa dei Lavoratori ed altri comitati fondatori di sindacati, e nel 1980—dopo una nuova ondata di scioperi contro il rialzo dei prezzi—queste organizzazioni si fusero per dare vita al sindacato Solidarnosc, che vinse il seguito di milioni di lavoratori.
Il fenomeno emergente di un potente movimento operaio in Polonia fu seguito con grande preoccupazione dai governi ad Est e ad Ovest. La diffusione del movimento polacco nell’Unione Sovietica ed in altri paesi dell’Est non solo avrebbe minacciato i regimi stalinisti, ma avrebbe ispirato nuove lotte militanti fra i lavoratori dell’Ovest. Un’onda di lotte simili era stata ridotta appena alla metà degli anni ’70 dall’unione dei burocrati socialdemocratici e sindacalisti.
Non dovrebbe sorprendere che il Cancelliere Tedesco Helmut Schmidt, socialdemocratico, supportò consistentemente il governo di Gierek contro i lavoratori polacchi. Schmidt mantenne addirittura un’amicizia personale con Gierek.
Giovanni Paolo II era ben consapevole del pericolo di una violenta rivoluzione in Polonia e nei paesi dell’Est. Cercò di assicurare che il regime stalinista venisse sovvertito da destra, non da sinistra, dando supporto ad una leadership pro-imperialista all’interno della classe lavoratrice polacca. In tale direzione, venne aiutato non solo dalla CIA, ma anche dalle varie operazioni estere della AFL-CIO (unione di sindacati americani) che erano alleate con la CIA e con il Dipartimento di Stato statunitense.
L’ostilità di Giovanni Paolo II e della Chiesa allo stalinismo è equiparata dai mass media ad una devozione per la democrazia. Questa è una distorsione grottesca della realtà. Il papa presiedeva un’istituzione che aveva intransigentemente opposto la democrazia per più di 500 anni, risalendo alla Riforma, quando la Chiesa Cattolica cercò di mantenere saldo il potere e la ricchezza del clero come classe feudale.
Il pregiudizio della Chiesa verso lo stalinismo non mirava a lottare contro la politica antidemocratica e classista della burocrazia stalinista—tutto ciò anzi coincideva con le operazioni interne della Chiesa stessa come istituzione. La gerarchia ecclesiastica è di per sé una casta, originata in una società pre-capitalista ed oggi irradicata nelle relazioni sociali capitaliste.
La Chiesa Cattolica è, dopo tutto, il pù grande singolo proprietario di beni nel mondo. Ecco perchè la Chiesa diede supporto a dittatori sanguinari dell’America Latina, i quali difendevano la proprietà capitalista, ma opponevano regimi stalinisti nell’Unione Sovietica e nei paesi dell’Est basati su proprietà nazionalizzata.
Su questa base fondamentalmente reazionaria, la Chiesa Cattolica supportò apertamente Solidarnosc. Meno di otto mesi dopo la sua nomina, il nuovo papa si cimentava nel suo primo “viaggio di pellegrinaggio” in Polonia, seguito da ulteriori visite nel 1983 e nel 1987. A gennaio del 1980, Giovanni Paolo II concesse un’udienza ad una delegazione di membri di Solidarnosc guidati da Lech Walesa. Racimolando da varie fonti, il Vaticano riuscí a collettare almeno 50 milioni di dollari in supporto per il sindacato per gli anni successivi.
L’obiettivo del Vaticano, tuttavia, non era quello di aiutare la causa dei lavoratori e le loro richieste sociali. Piuttosto, mirava a mantenere il movimento sotto l’influenza reazionaria dell’ideologia cattolica e del nazionalismo polacco, assicurando che tale movimento non si sviluppasse in una minaccia internazionale all’ordine esistente. La gerarchia cattolica, la cui esperienza nel difendere l’autorità e l’ordine spazia in un millennio e mezzo, era ben consapevole che un movimento popolare come quello sviluppatosi in Polonia non si sarebbe controllato imbrigliandola passivamente, ma doveva essere influenzato attivamente e dirottato verso una direzione diversa.
La nomina di un papa polacco già di per sé significava una stabilizzazione del Cattolicesimo in Polonia. Wojtyla non si stancava mai di fare riferimento alle sue radici polacche, lusingando il nazionalismo polacco e presentando la Polonia come la nazione cattolica per eccellenza. Davanti ad una folla giubilante in Piazza della Vittoria a Varsavia, lodava il contributo fatto da “la nazione polacca allo sviluppo dell’umanità”, che poteva essere compreso e apprezzato solo attraverso Cristo. Il suo discorso culminava con la frase “Non ci può essere un’Europa giusta senza una Polonia indipendente sulla mappa dell’Europa!”
Senza l’intervento del papa in Polonia, gli eventi non avrebbero preso il corso disastroso che alla fine condusse a disoccupazione di massa ed estrema povertà per i lavoratori polacchi. All’inizio, all’interno del movimento di Solidarnosc esistevano tendenze non solo cattoliche, ma anche fortemente secolari e socialiste. Queste, però, soffrivano di una mancanza di prospettiva effettiva contro il regime stalinista.
L’intervento del Vaticano contribuí sostanzialmente alla sottomissione del movimento al controllo dell’ala cattolico-nazionalista intorno a Lech Walesa—un uomo che combinava la sua reputazione di leader operaio militante al cantiere navale Lenin con una generosa dose di bigottismo cattolico. Lo stesso Walesa ha riconosciuto apertamente il ruolo del papa. Nel 1989, dichiarava: “L’esistenza del sindacato Solidarnosc e di me stesso sarebbero inconcepibili senza la figura di questo grande polacco e grande uomo, Giovanni Paolo II.”
Mentre il papa dava aiuti politici e finanziari a Solidarnosc, cercava di mantenerlo al di fuori di un conflitto aperto contro il regime. In ripetute occasioni chiese di mantenere la moderazione e la calma. Mentre gli scontri con il governo divenivano più violenti, Solidarnosc interveniva più frequentemente per tenere a bada e controllare i lavoratori.
Walesa costantemente stressava che Solodarnosc non stava perseguendo potere: “Non vogliamo governare, piuttosto vogliamo essere riconosciuti dal governo, e vogliamo controllarli quando ci governano per assicurarci che facciano il loro lavoro.” Wojciech Jaruzelski, il quale nel dicembre del 1981 dichiarò legge marziale ed arrestò migliaia di lavoratori e leader di Solidarnosc, successivamente riconobbe apertamente il controllo dimostrato dal papa. In un’intervista televisiva in occasione della morte del papa, disse: “Il papa si astenne dall’incitare emozioni sociali a quel tempo.”
In seguito, il papa apparve progressivamente sempre più preoccupato dalla rapidità in cui, dopo il collasso del regime stalinista, Solidarnosc perdeva credibilità di fronte alla classe lavoratrice quando i leader del sindacato assunsero il potere e assicurarono la riintroduzione del capitalismo. Giovanni Paolo II temeva, con una certa ragione, che l’influenza della Chiesa Cattolica potesse risentirne come risultato, e che il nuovo ordine venisse compromesso.
Durante visite al suo paese nel 1991 e 1993 si dichiarava contrario ad una copia del capitalismo occidentale. Durante il suo ultimo viaggio in Polonia nel 2003, fu persino più esplicito. Quando ci si dimentica del prezzo pagato per la libertà, disse, non si è lontani dall’”anarchia”. Fece un discorso a Solidarnosc consigliando di mantenersi al di fuori della politica, e puntò alle ovvie ingiustizie in Polonia—salari non pagati, piccole imprese spazzate via, lavoratori a cui venivano negati ferie e congedi per ragioni familiari.
Giovanni Paolo II e la politica americana nei confronti dell’Unione Sovietica
La decisione della Chiesa Cattolica di nominare un papa polacco era strettamente connessa con un cambio di rotta della politica estera americana verso l’Unione Sovietica. Sotto il presidente Jimmy Carter e, ancora più apertamente, sotto il suo successore Ronald Reagan, un periodo di détente aprí la strada a un vero confronto.
Come arcivescovo di Cracovia, Wojtyla aveva già mantenuto un intenso scambio epistolare con il polacco Zbigniew Brzezinski, il quale prese la carica di consigliere di sicurezza nazionale durante il governo Carter. Brzezinski, il quale aveva partecipato al funerale del predecessore di Wojtyla come rappresentante ufficiale degli USA, rimase a Roma per l’intero periodo delle elezioni papali del 1978 che collocarono Wojtyla a capo della Chiesa.
Questa collaborazione si intensificò durante la presidenza Reagan. A proposito di quel periodo, l’allora ambasciatore al Vaticano James Nicholson, racconta di una “alleanza strategica” tra Washington e il Vaticano contro l’Unione Sovietica. Secondo le informazioni raccolte dai giornalisti Carl Bernstein e Marco Politi, che scrissero un libro sulla diplomazia segreta del Vaticano, il direttore della CIA William Casey e il vice-direttore Vernon Walters cominciarono ad avere discussioni riservate con il papa a partire dal 1981. L’argomento principale era l’appoggio finanziario e logistico a Solidarnosc.
La burocrazia al potere a Mosca reagí contro il crescere della pressione esterna e di quella sociale interna dando inizio alla politica della restaurazione capitalista. Le radici della salita al potere di Mikhail Gorbachov alla guida del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, anche se ciò sembrerebbe ironico, si trovano negli stessi cambiamenti oggettivi che portarono Wojtyla alla santa sede a Roma. Gli eventi della Polonia avevano scosso fortemente la burocrazia del Kremlino. Essa tentò di evitare simili sviluppi nell’Unione Sovietica creando una nuova base per il suo dominio tramite l’introduzione della proprietà capitalista. Fu questo il significato essenziale della perestroika di Gorbachov.
Nel dicembre del 1989, Gorbachov divenne il primo ed unico segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica ad avere un’udienza al Vaticano. Tre anni più tardi, Gorbachov lodava il ruolo del papa con le seguenti parole: “Tutto ciò che avvenne in quegli anni nell’Europa dell’Est sarebbe stato impossibile senza la presenza di questo papa.”
Il papa e l’America Latina
Se da un lato Giovanni Paolo II adornava i suoi interventi in Polonia e nell’Europa dell’Est con il manto della “libertà” e “indipendenza”, l’essenza reazionaria del suo orientamento politico venne rivelata apertamente in America Latina. In quel contesto egli si schierò con le classi dirigenti, prendendo misure disciplinari contro quegli esponenti della cosiddetta “teologia della liberazione” che si erano battuti assieme agli oppressi nelle lotte contro le dittature militari di destra.
Nel corso della sua prima visita in Nicaragua nel 1983, Giovanni Paolo II rimproverò in pubblico il prete Ernesto Cardenal, che, assieme ad altri due prelati, era ministro nel governo sandinista. Nel 1995, durante un’altra visita in Nicaragua, il papa condannò l’Iglesia Popular (Chiesa del Popolo) e quello che chiamava l’ecumenismo sbagliato “di quei Cristiani impegnati nel processo rivoluzionario.” Allo stesso tempo, egli promosse a cardinale l’arcivescovo di destra Miguel Obando y Bravo, nemico acerrimo dei sandinisti.
Molti teologi della liberazione furono dimessi dal loro posto da Giovanni Paolo II e sostituiti da vescovi e preti conservatori. François Houtard scrive nel Le Monde Diplomatique: “Gruppi religiosi di base che erano nati nel Sud America, caratterizzati dall’autonomia e dalla protezione degli interessi dei poveri vennero isolati e in alcuni casi persino distrutti. I preti che li appoggiavano vennero rimossi e fu a loro proibito di accedere alle infrastrutture della comunità, e a volte dei nuovi gruppi vennero fondati con lo stesso nome ...”
Allo stesso tempo, i sostenitori delle dittature di destra scalavano i più alti uffici della Chiesa. Il nunzio papale alla dittatura militare argentina, Pio Laghi, e il nunzio alla dittatura militare cilena, Angelo Sodano, sono oggi entrambi cardinali.
Sodano aveva lodato il dominio despotico e assassino di Pinochet in Cile con queste parole: “I capolavori possono anche contenere dei piccoli sbagli. Vi suggerirei di non concentrare la vostra attenzione su queste imperfezioni del dipinto, ma sull’impressione generale, che è meravigliosa.” Quando un mandato di cattura per Pinochet fu emesso nel 1998 mentre l’ex ditattore si trovava a Londra, il papa stesso difese pubblicamente il generale fascista cileno.
La beatificazione di papa Pio IX, un anti-semita dichiarato, di papa Pio XII, il quale collaborò con i Nazisti e il regime di Mussolini, e del cardinale Stepniak, che era vicino al regime fascista croato durante la seconda guerra mondiale, sono altre espressioni tipiche delle convinzioni di destra di Giovanni Paolo II.
Le politiche conservatrici della Chiesa
Nelle sue politiche ecclesiastiche, Giovanni Paolo II era un reazionario, perfino se paragonato alle dottrine estremamente conservatrici della Chiesa Cattolica. Egli tentò di sovvertire lo spirito, se non la lettera, delle riforme attuate dal Concilio Vaticano Secondo negli anni sessanta.
Prima di tutto c’è il culto della Madonna e dei santi. Con le sue 473 beatificazioni, egli ha creato più del doppio dei santi di tutti i suoi predecessori negli scorsi 400 anni.
La morale sessuale imposta dall’enciclica Evangelium Vitae, rifiuta non solo l’aborto, ma anche qualsiasi forma di contraccezione. Ogni atto sessuale che non sia mirato alla riproduzione viene considerato immorale. Persino i profilattici vengono condannati—una posizione che va considerata specialmente distruttiva e socialmente inumana, tenendo conto della devastante epidemia di AIDS in Africa e in molte altre parti del mondo. In Germania, contro la forte resistenza dei vescovi e dei membri della Chiesa, il papa insistette perché la Chiesa abbandonasse le commissioni atte a dare informazioni alle donne incinte, che facevano parte della struttura messa in atto nel paese per l’aborto legale.
Anche la politica conservatrice del papa riguardo i cambiamenti di personale portò a ripetuti scontri. Egli provocò controversie quando impose dei vescovi conservatori in molte diocesi, per esempio Wolfgang Haas a Chur, Joachim Meisner a Colonia, Hans Hermann Gröer a Vienna, e Kurt Krenn a St. Pölten. A teologi critici come Leonardo Boff, Eugen Drewermann, Hans Küng e Tissa Balasuriya fu proibito sia l’insegnamento che la pubblicazione dei loro libri.
Il teologo svizzero Hans Küng, che fu bandito dall’insegnare all’interno della Chiesa a seguito di un suo articolo pubblicato nel 1980 che criticava il papa, descrive l’atmosfera interna della Chiesa ed il ruolo di Giovanni Paolo II in questo modo: “[Il papa è] l’autorità che sta creando un numero inflazionario di beatificazioni, e che, allo stesso tempo, dirige con poteri dittatoriali la sua inquisizione contro teologi, preti, frati, e vescovi impopolari; soprattutto, quei credenti che si distinguono per il loro spirito critico e per un vigoroso riformismo vengono perseguitati in maniera simile all’inquisizione. Proprio come Pio XII perseguitava i più importanti teologi dei suoi tempi (Chenu, Congar, de Lubac, Rahner, Teilhard de Chardin), così Giovanni Paolo II (e il suo grande inquisitore Ratzinger) perseguitava Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, il Vescovo Gaillot (Evreux) e l’Arcivescovo Hunthausen (Seattle). Il risultato: una Chiesa di sorveglianza, in cui le denunce, la paura e la mancanza di libertà sono rampanti. I vescovi si considerano governatori mandati da Roma invece che servi dei credenti, i teologi scrivono in maniera conformista, o non scrivono affatto.”
Se da un lato le voci critiche sono state soppresse, l’organizzazione fondamentalista e strettamente gerarchica Opus Dei è riuscita ad estendere la sua influenza nella gerarchia ecclesiastica. Molti dei suoi membri sono stati nominati vescovi e cardinali. Quest’ordine ora possiede una considerevole influenza nella Curia, e potrebbe giocare un ruolo significativo nella scelta del prossimo papa.
L’Opus Dei fu fondata nel 1928 da Josemaria Escrivá a Madrid. Con un numero di iscritti di circa 80.000 in tutto il mondo, l’ordine è relativamente piccolo. Esso fiorì durante il regime di Franco nella Spagna fascista, dove rappresentanti dell’Opus Dei occuparono fino a dieci posti ministeriali.
Escrivá, beatificato da Giovanni Paolo II nel 2002 solo ventisette anni dopo la sua morte, descrisse Hitler come il “salvatore della Chiesa spagnola.” L’ordine è organizzato come una setta segreta, con il suo codice di condotta che va dal voto di silenzio fino alle preghiere frequenti ed il castigo corporale con flagello e cintura. Esso propaga un culto della maschilità e dell’ autorità, definisce le donne come “inferiori” e richiede la subordinazione e la stretta obbedienza.
A differenza di molti dei suoi predecessori, Giovanni Paolo II seguì una politica di apertura verso le altre religioni. Egli fu il primo papa a visitare una chiesa protestante (1983), una sinagoga (1986) e una moschea (2001). Ogni anno, a partire dal 1986, un raduno di preghiera mondiale ha luogo in cui le diverse religioni pregano assieme. Nel 2000, il papa visitò il monumento commemorativo dell’Olocausto in Israele e chiese perdono per i peccati commessi dai cristiani nel corso della storia - senza però ripudiare il silenzio di Pio XII sull’Olocausto.
Queste manifestazioni esterne di tolleranza, che emersero soprattutto dalla necessità di rafforzare la religione come pilastro di una società borghese in crisi, sono in netto contrasto con l’intolleranza esibita da Giovanni Paolo II nei suoi insegnamenti. Solo due anni fa, il papa proibì di fare la comunione assieme a membri di altre denominazioni, e la dichiarazione “Dominus Jesus” appoggiata dal papa nega che la chiesa riformista sia in effetti una chiesa, mentre critica altre religioni per i loro difetti sostanziali.
Crisi della Chiesa
Nonostante le sue vedute di destra, Giovanni Paolo II è sempre stato conscio del fatto che la Chiesa è in grado di fungere da sostegno al potere esistente solo se è in grado di presentarsi come protettrice degli oppressi. Il papa scrisse molti testi sulla dottrina sociale cattolica, in cui denunciava gli eccessi e le cattive conseguenze sociali del capitalismo. Durante un viaggio a Cuba, egli criticò aspramente il neo-liberalismo e i suoi effetti.
Queste critiche non erano in alcun modo dirette contro l’ordine capitalista come tale. Dal momento in cui il socialismo emerse nel tardo ottocento come una potente forza all’interno della classe lavoratrice, la Chiesa Cattolica ha cercato di limitare la sua influenza articolando una dottrina sociale che, se da un lato condanna la rivoluzione socialista, dall’altro muove delle moderate critiche al capitalismo e discute con compassione la situazione dei lavoratori e dei poveri. Giovanni Paolo II operava dall’interno di questa tradizione. Per questo, egli rifiutò in principio il socialismo come dottrina atea nell’Enciclica “Centesimus Annus”.
La netta presa di posizione del papa contro la prima e la seconda guerra in Irak va vista in questo quadro. Con la sua tradizione di un millennio e mezzo, la gerarchia cattolica pensa più a lungo termine dei politici borghesi che sono fissati sul breve termine. Il Vaticano comprende che la condotta spietata degli Stati Uniti in Medio Oriente nel lungo termine minaccia di destabilizzare l’intero ordine mondiale capitalista—compresa la Chiesa Cattolica.
Poco prima dell’inizio della seconda guerra in Irak, il papa ricevette il vice primo ministro Irakeno Tariq Aziz, un cristiano, e mandò degli inviati a Washington e a Bagdad nel tentativo di prevenire il conflitto. Lo condannò poi con queste parole: “La guerra dei forti contro i deboli ha più che mai rivelato le profonde divisioni tra ricchi e poveri.”
La retorica di pace e di armonia sociale di Giovanni Paolo II, in netto contrasto con la sua ideologia e politica, assieme ai suoi più di cento viaggi all’estero—intrapresi con grande cura per il loro valore propagandistico—hanno giocato un certo ruolo nella crescita del numero di cattolici durante il suo pontificato. Il numero dei membri della Chiesa Cattolica nel mondo viene notato ora oltre un miliardo, di cui la metà vivono nel Sud e Nord America.
Queste cifre non possono però nascondere l’immensa crisi in cui si trova la Chiesa. La crescita dei suoi membri non ha mantenuto il passo con la crescita della popolazione mondiale. Il numero di cattolici come frazione della popolazione sta crescendo solo in quelle aree dove essi sono una piccola minoranza, come in Africa e in certe regioni dell’Asia. In proporzione, la Chiesa ristagna nel Sud America e diminuisce in Europa e in Nord America. Nell’America Latina, è ormai noto il fatto che la Chiesa Cattolica sta perdendo terreno nei confronti di vari gruppi evangelici protestanti.
Nonostante gli sforzi dei mass media di canonizzare Giovanni Paolo II, la morsa della Chiesa sulle grandi masse della gente continua a calare, e il clero cattolico continua a subire un grave discredito, anche tra coloro che si considerano cattolici. La perdita di fedeli attivi e convinti si riflette in una crisi finanziaria che confronta la Chiesa in molti paesi. Negli Stati Uniti, le scuole Cattoliche stanno chiudendo in molte delle cittá principali, come Detroit.
Questa crisi si è intensificata a causa dei recenti scandali di abusi sessuali che hanno coinvolto preti e funzionari della Chiesa. È ormai chiaro che Giovanni Paolo II ha cercato di occultare gli atti sessuali commessi contro i bambini che ebbero luogo durante il suo pontificato.
Il suo ruolo nell’occultare ques1ti abusi nella Chiesa statunitense, irlandese, austriaca ed altre ancora, e poi nel minimizzarne il significato una volta scoperti, sottolinea l’ipocrisia del Vaticano sulle questioni di moralità sessuale. Ciò è in netto contrasto con le incessanti intrusioni moraliste della Chiesa nelle normali pratiche sessuali della gente comune, e sottolinea quale sia la preoccupazione principale di Giovanni Paolo II e del Vaticano: la difesa della casta clericale e del suo potere, autorità ed immunità da ogni esame critico.
Giovanni Paolo II era una figura carismatica, capace di rallentare in qualche modo il calo del sostegno di massa per la Chiesa e di tenere insieme questa istituzione. La sua scomparsa intensificherà le pressioni interne ed esterne su questa istituzione antica, sclerotica e reazionaria. Gli assurdi sforzi da parte dei mass media di usare la morte di Giovanni Paolo II per promuovere la Chiesa sono l’espressione contraddittoria della crisi di questa istituzione, e dell’ordine borghese che essa difende.

"Non Possumus"


“Non possumus”, proclama l’organo della Cei riesumando la formula opposta da papa Pio IX a ogni tentativo dello Stato italiano di risolvere consensualmente la questione romana. Nel linguaggio pontificio essa serviva tradizionalmente a motivare un rifiuto basato sull'osservanza di leggi divine o canoniche, ricalcando la risposta negativa data dagli apostoli Pietro e Giovanni ai capi del popolo che volevano impedire loro di parlare nel nome di Gesù.

...alcuni giorni prima dell'attacco una lettera redatta dal re
Vittorio Emanuele II venne consegnata a Papa Pio IX. Con l'epistola, in maniera velata e discreta, si avvisava dell'imminente attacco che un reparto dell'esercito italiano stava per portare all'Urbe. Si narra che il Papa leggendone il contenuto sia rimasto profondamente turbato e che addirittura sia sbottato in uno scatto d'ira e che abbia dichiarato veementemente a chi intorno: "Non entreranno! ".
Dopo tre giorni di inutili attese (durante i quali si attese invano la dichiarazione di resa), la mattina di quel giorno (intorno alle nove) l'artiglieria dell'esercito italiano, guidato dal generale
Raffaele Cadorna, aprì una breccia di circa trenta metri nelle mura delle città, accanto a Porta Pia, che consentì a due battaglioni (uno di fanteria, l'altro di bersaglieri) di occupare la città.
Pare che mentre la prima squadra di bersaglieri varcasse la breccia, già il generale papalino Kanzler fosse presso il quartier generale di Cadorna per trattare una pacifica resa.
Il Papa tuttavia condannò aspramente quell'atto di prepotenza con cui la
Curia Romana vide sottrarsi il secolare dominio su Roma. Egl infatti si ritirò nel Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo stato e dichiarandosi, fino alla morte, " prigioniero politico ". Anche quando il parlamento italino approvò la Legge delle Guarentigie in data 13 maggio 1871, il ponteficie rimase intransigente e restio a qualsiasi compromesso con l'Italia, se non quello di riavere in mano Roma. Questa situazione, indicata come " Questione Romana ", perdurò fino ai Patti Lateranensi del 1929.

sabato 7 aprile 2007

Tibet - le ruote della preghiera


giovedì 5 aprile 2007

25 APRILE @ PISTOIA

imperdibile appuntamento popolare! accorrete numerosi!

mercoledì 4 aprile 2007

Nepal - Kathmandu


Nepal - Pasupati nath


manifesto

l'idea non è originale. le prima tre parole che mi vengono in mente (condividere, esperienze, sensazioni) sono tanto vuote da non meritare neanche una formale introduzione. molto semplicemente anche questo blog si aggiunge a quella miriade di tentativi di stabilire contatti umani, oltre che digitali. Ma non lasciamoci ingannare dai termini: questo piccolo spazio non è rivolto alla infinita utenza della rete globale, anzi. L'idea, di sconvolgente banalità, è di creare una piccola camera aromatica ed isolata, destinata ad accogliere e liberare me stesso e le persone che mi ispirano in questo (pur minimo) impulso costruttivo.


Tu che nella notte non sei ancora pronto per infilarti sotto le coperte e costringerti al sonno,
tu che non sai mai se proprio non hai capito o se hai capito troppo,
tu che hai 10 pensieri e 9 li scordi, ma non sai se hai scordato quelli giusti,
tu che vuoi, ami, pensi, credi, vedi, ma non dici mai, rimanendo l'unico vero partecipe di te stesso,

..quest'idea nasce per darti un posto in cui andare a notte inoltrata, in cui mettere alla prova le tue (in)certezze, in cui dar espressione a tutte le tue energie, in cui rimetterti in discussione.

Amen.
 
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